pastaporto

Cos’eri prima del viaggio e cosa sei dopo. Non cosa metti in valigia per andare ma cosa ci metti tornando. l viaggio come apertura mentale, fucina di idee e stimolo al cambiamento. Pastaporto è una finestra su Verona, da cui potrai parlare direttamente alla città di cambiamento, indicare la via, arricchirla della tua esperienza. Perché chi viaggia e poi torna, è e deve essere gli occhi della propria città sul mondo.

Questa rubrica è offerta da Lazzarini Pneusservice srl.

 

Giulia Mauri

Lisbona (Portogallo)

Arrivi a Lisbona così per caso, una piccola vacanza post laurea, ti dici.

Scendi dall’aereo e già capisci che qualcosa è differente. Questa città è una donna alta e snella, con le gambe affusolate che fluttua fra i sanpietrini senza mai inciampare.

Cosi improvvisamente ti guardi indietro e sono passati tre anni e Lisbona è diventata amante e moglie.

 Il suo vento forte ti spurga l’anima, il sole caldo ti incontra dietro un’angolo di Alfama a primavera, il profumo degli alberi d’arancia per le strade, la sabbia sempre nelle borse mista a un po’ di tabacco ma, soprattutto, le persone. Tre anni di incontri, di domande, di crescite. Fra case con viste sul fiume, costruite su salite impervie e senza pietà per le gambe più stanche, imparare a crescere, ma davvero. Senza tanti moralisti o perbenisti, arrivare in una spiaggia e capire che la cosa più naturale è stare nudi col proprio corpo, che ogni difetto diventa il tesoro più grande in quanto unico, tuo. Crescere con i dubbi, le domande,i tè caldi e le culture che si intersecano, mescolano e confondono. Con una lingua che entra anche nei sogni, con un linguaggio che diventa di tutti e di nessuno, non è più portoghese, né italiano, né greco,né spagnolo diventa un’unione di persone, punto.

Ma come tutti i più grandi amori arriva il momento del distacco e visto che è un vero amore, la donna filiforme mi ha lasciato tornare. Tornare a Verona. Una Verona che mi è venuta incontro correndo a perdifiato, che ha le guance rosse e lo sguardo furbetto, che mette le sue ditina fragili nelle tasche dei miei jeans e non mi lascia andare. Un piccolo bambino che vuole imparare, che è frizzantino e aperto alle novità, che mi trova pronta a dare ciò che ho imparato dalla Lisbona donna e amante.

Una Lisbona che insegna e non vuole essere cambiata, che sonnecchia fra antichità a pigrizia e mi lega a se con un filo di cotone bianco. Una Lisbona saggia che mi lascia condividere le esperienze con un piccolo banbino impaziente di crescere, con potenzialità inimmaginabili.

Come sempre rimango legata da un doppio amore che a volte mi sfianca e altre mi rigenera. Verona Lisbona, una donna e un bambino. Io, per ora, ho scelto il bambino.

Giulia Mauri

 

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