pastaporto

Cos’eri prima del viaggio e cosa sei dopo. Non cosa metti in valigia per andare ma cosa ci metti tornando. l viaggio come apertura mentale, fucina di idee e stimolo al cambiamento. Pastaporto è una finestra su Verona, da cui potrai parlare direttamente alla città di cambiamento, indicare la via, arricchirla della tua esperienza. Perché chi viaggia e poi torna, è e deve essere gli occhi della propria città sul mondo.

Questa rubrica è offerta da Lazzarini Pneusservice srl.

 

Eleonora Bee

Grenoble (Francia)

«EST-CE QUE TU TE SOUVIENS LA PRIMIÈRE FOIS ICI AU BERLIOZ?»

«Che cosa sto facendo, perché me ne sto andando?

Non ho bisogno di fare un Erasmus per sentirmi diversa, per crescere, non devo cercare l'America altrove quando la posso trovare dietro l'angolo di casa».

Questo fu il mio primo pensiero appena il treno lasciò il binario 4 della Stazione Porta Nuova con direzione Torino.

Una volta là avrei dovuto prendere un autobus e attraversare il confine alpino fermandomi a Chambery; arrivata in quella piccola stazione savoiarda, sarei salita su un treno diretto alla città in cui avrei frequentato per cinque mesi cinque corsi universitari scelti l'anno prima: Grenoble.

È il momento di dire subito un paio di cose: la mia scoperta del mondo si limitava a incursioni vacanziere definite più o meno in un tempo e in un luogo e in particolare sempre accompagnate da persone care e amiche, il mio livello di francese era quantificato secondo i parametri delle competenze europee in “A1” – che equivale al grado “ridicolo” nella scala dei valori reali -, la mia predisposizione naturale alla «chiusura a bozzolo» era altissima, il tempo era bigio e freddo, un senso di vuoto e di malinconia mi affliggeva mentre una forza instancabile e dura ostinatamente mi conduceva verso la meta transalpina. Per onestà va riportato che la mia piccola ma viva puntina di orgoglio non mi avrebbe mai permesso di ritornare indietro, di ritirarmi in partenza dal viaggio, di ripiegare su se stesso un impegno preso da lungo tempo, di affrontare la mulattiera burocratica del “candidato rinunciatario”.

Comincio con il dire che gli insondabili disegni dell'esistenza di ciascuno di noi portano molto spesso a pronunciare almeno una volta nella vita la frase: «Ah, com'è piccolo il mondo!». E la pronunciai anch'io la sera del mio arrivo a Grenoble quando nell'ostello prenotato conobbi – prima fra tutte – una ragazza italiana che aveva prenotato anche lei per due notti in quel posto, che faceva anche lei l'Erasmus a Grenoble, che veniva da una città a me nota della Liguria, che conosceva anche lei un'amica di mia madre perché anche la sua, di madre, ne era una cara amica. Credo che nella vita non potrò mai affrontare nulla veramente da sola, in molte occasioni ed episodi ho sempre conosciuto una persona che da subito il mio animo ha avvertito come amica.

Ricordo con nitore la mia partenza, il mio arrivo, la mia prima passeggiata solitaria per la deserta città domenicale, la fredda luce invernale. E poi? Poi cinque mesi sono trascorsi in un giorno, con dinamiche sempre più familiari. In poco tempo si riescono a fare moltissime cose: il nostro corpo e la nostra mente sono in uno stato sensoriale estremamente lucido e attivo, e il giorno e la notte si arricchisce con tutto ciò che si vuole ed è possibile fare – l'impossibile è già in noi dalla nascita. Affrontate e superate – a proprio modo, non c'è una regola – le prime difficoltà, lingua e rapporti sociali, quella casa da cui ci si stacca il primo giorno diventa sempre meno ingombrante. Attenzione: il punto di vista qui è solo quello dello studente “outcoming”, è certo che per chi rimane a casa, fidanzato o fidanzata, mamma o nonna che sia, la condizione esistenziale è diametralmente opposta.

Con che cosa si torna indietro?

Lo studente finisce il suo periodo di studio all'estero tornando in Italia forse – e non parlerò di depressioni, amori o passioni abbandonate, paesaggi sentimentali trasformati, crisi di vario genere –con almeno una cosa tra le mani e un'altra nella testa.

Nelle mani la voglia di picchiare alla porta dell'amministrazione comunale della propria città per urlare: «Ma hai visto come funzionano i servizi di trasporto pubblico là? E le agevolazioni per i giovani? Le borse di studio o i sussidi elargiti? L'interesse per le nostre attività e la nostra voglia di fare? L'attenzione per i musei e le iniziative culturali?».

Nella testa un pensiero, in alcuni assordante, in altri misuratamente avvertito, in altri ancora come un'eco lontana:

«Che cosa sto facendo, perché me ne sto andando? Ho ancora bisogno di tempo per imparare fino in fondo, per vivere pienamente qui, in ogni angolo di mondo si può trovare una casa dal suono o dal sapore nuovo, ciò che conta è quello che ci metti dentro, agli angoli delle pareti».

P.S. Qualche briciolina da raccogliere.

Il campus universitario di Grenoble ha al suo interno 4 fermate di tram. Gli studenti possono raggiungere velocemente il centro con una delle tre grandi linee di tram che attraversano l'altopiano. Il mio affitto mensile per una stanza singola con bagno in una residenza del campus era di 301 euro, dimezzatemi poi dall'assistenza statale francese (Caf francese) a 181 euro perché studentessa – non contava la nazionalità – senza particolari problemi, per esempio senza nessun bambino a carico. Lo sport è giornalmente incoraggiato e i cartelloni pubblicitari ti ricordano di mangiare 5 porzioni di frutta e verdura al giorno. Nei musei, nelle fondazioni, nelle pinacoteche o durante le mostre temporanee i bambini e ragazzi delle scuole in piedi, seduti, disposti in cerchio o ad albero, ammirano e ricopiano dal vivo tele o istallazioni d'arte, la cultura – certo la loro- è sempre al centro, l'arte e la letteratura vengono promosse e sostenute.

E a Verona?

Cominciamo dal Museo Lapidario Maffeiano, da Castelvecchio, dal Palazzo Forti, dal Mercato Vecchio…

Eleonora Bee

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