pastaporto

Cos’eri prima del viaggio e cosa sei dopo. Non cosa metti in valigia per andare ma cosa ci metti tornando. l viaggio come apertura mentale, fucina di idee e stimolo al cambiamento. Pastaporto è una finestra su Verona, da cui potrai parlare direttamente alla città di cambiamento, indicare la via, arricchirla della tua esperienza. Perché chi viaggia e poi torna, è e deve essere gli occhi della propria città sul mondo.

Questa rubrica è offerta da Lazzarini Pneusservice srl.

Carlo Marini

Francia Atlantica

Sono uno dei tanti a cui l’Erasmus ha cambiato la vita. Sono anche uno di quelli che, ad Erasmus concluso, hanno percorso la vecchia Europa in lungo e in largo per visitare (leggi “scroccare ospitalità”) gli amigos appena conosciuti; nel corso di quel tour estivo, Svizzera-Germania-Belgio-Francia in senso antiorario, mi sono trovato con l’equipaggio nella splendida Bretagna, angolino semi-indipendente francese vista atlantico. Di là, nella discesa verso casa, è capitato di passare dalle parti di Lorient, più precisamente per la strada costiera che porta al paesino di Quiberon. La strada in questione è nota come côte sauvage, costa selvaggia, e il perché lo capisci mezzo secondo dopo essere sceso dalla macchina: tira un vento così forte da farti chiudere gli occhi come quei cani con la testa fuori dal finestrino e c’è un rumore assordante, cupo e abbastanza incazzoso.
In pratica questi 15 km di scogliere sono bombardate tutto l’anno dal vento e da metri e metri di onde che sbattono sugli scogli così forte da trasformarsi in una schiuma densa, pesante, che il vento alza e trasporta un po’ ovunque. E’ davvero un’emozione impressionante sedersi sulla scogliera a strapiombo sul mare, a prendersi in faccia le sberle del vento e gli spruzzi d’acqua che si alzano. Non capita spesso nella vita cittadina, presi dai nostri pensieri, di sentirsi così insignificanti rispetto a quel che ci circonda.
E’ pazzesco da spiegare ma il vento e il rumore incessanti ti svuotano il pensiero, e un po’ di paura ti blocca lì, seduto su uno scoglio che trema dai colpi delle onde e ti lascia come intontito, a metà tra lo stupore e l’insana curiosità di muoversi un po’ più avanti, a prenderti ancora più sberle e ancora più acqua e ancora meno pensieri. Si rimane seduti lì per un tempo indefinito, di solito finchè le orecchie a furia di rimbombi iniziano a scioperare, dopodichè tocca avviarsi e proseguire. La meta è Quiberon, di cui all’inizio si vede solo una casa-castello e solo poi il porticciolo, caratteristico e pieno di turisti ma nulla più.
E’ stata solo una giornata la mia in côte sauvage eppure un paesaggio così rabbioso è rimasto abbastanza impresso nella memoria, e anche adesso qui nella routine veronese, in certi weekend-zerosorprese dove le uniche onde on the rocks son quelle negli spritz, mi capita di prendere zaino e giacchetta e andare in giro per Baldo o Carega o Lessinia, che non saranno la Bretagna ma qualche bel paesaggio lo regalano sempre, e anche se piove ti bagnano meno dell’accoppiata mare nervoso / vento 30 nodi.

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