pastaporto

Cos’eri prima del viaggio e cosa sei dopo. Non cosa metti in valigia per andare ma cosa ci metti tornando. l viaggio come apertura mentale, fucina di idee e stimolo al cambiamento. Pastaporto è una finestra su Verona, da cui potrai parlare direttamente alla città di cambiamento, indicare la via, arricchirla della tua esperienza. Perché chi viaggia e poi torna, è e deve essere gli occhi della propria città sul mondo.

Questa rubrica è offerta da Lazzarini Pneusservice srl.

Carlo Marini

Pamplona

Pamplona, mia (medio)piccola amica

Il primo periodo fuori casa non si scorda mai, e all’unanimità viene ricordato a vita come il paradiso da cui dopo qualche mese si viene rispediti nell’inferno terrestre che generalmente prende le sembianze della città natale. Chi tuttavia si trova a dover ripartire per un secondo (e spesso molto più lungo) periodo fuori casa vive un’esperienza più introspettiva: smaltito il genuino entusiasmo del debuttante capita ora di seguire il consiglio di Bob Dylan e riportare tutto a casa, ovvero valutare sia i “pro” della nuova sistemazione sia gli inevitabili “contro” della stessa. Il che è tutto relativo, dato che presuntuosamente credo che andarsene da Sesto San Giovanni o da Torino Mirafiori non sia esattamente uguale all’andarsene da una città piccola ma non troppo, circondata dal verde e soprattutto bellissima (chiaro l’identikit?). E se è vero come è vero che nella nostra Verona tanto male non si sta, è chiaro che il confronto con la città che ci accoglie non sarà mai semplicissimo da affrontare, sospeso tra entusiasmi e nostalgie. Tutto vero finché non si capita a Pamplona, che per me veronese è un’incredibile città gemella. Al di là delle somiglianze esteriori (dimensioni, mura e bastioni ovunque, vie del centro lastricate alla via Mazzini, piazze e piazzette sparse, abbastanza verde) la cosa più incredibile ogni volta che ci vado è l’atmosfera familiare, in cui tutto sembra già visto o già vissuto. Si cammina per i vicoletti stretti e pieni di negozi per trovarsi di colpo in una piazzetta magari non appariscente ma caratteristica, e girato l’angolo nessuno si stupirebbe di trovarsi per esempio in Sottoriva, per dire. E così nel giro in città del sabato pomeriggio si fa su e giù per calle Zapateria prima dell’aperitivo in plaza del Castillo, alla stessa maniera delle via Stella e piazza Brà nostrane; la cattedrale è arroccata in alto su una collinetta con vista sul Rio Arga; e lì vicino i tavolini dei bar di calle Redìn sembrano quelli di piazza Erbe, anche se frequentati da un po’ meno fighetti e un po’ più di pellegrini dato che il cammino di Santiago passa anche da qui. Gli stessi pellegrini che prima di ripartire verso Logroño si svaccano un po’ sull’erba del parco de la Ciudadela, mentre da noi dovrebbero salire a piedi fin su alle Colombare. A forza di vedere somiglianze la fantasia prende un po’ il largo, e non è così assurdo immaginarsi di correre col cuore in gola verso i Portoni inseguiti dai tori, svoltare secco a sinistra e poi a destra e sbucare alle cantine de l’Arena giusto in tempo per mettersi in salvo nell’Arena stessa, tra sudore e bozze di vino, a trattenere il respiro per la corrida del Romero di turno. In tutto questo ci vedrei un Hemingway seduto ai portegheti, cicca in mano grappetta e pc perché i tempi son cambiati, a scrivere di due di picche, feste matte e occasioni perse che sei condannato a rivivere mentalmente chissà quante volte immaginando un finale diverso. Si dirà che a Verona di autore famoso già ce n’è uno, ed è giusto accontentarsi; non è giusto invece chiedersi quale sia il migliore tra i due, o la migliore tra le due vie Mazzini, o la più bella tra le due piazze centrali. Non funziona il confronto se si parla di Pamplona e Verona perché non sembrano città diverse, nemmeno rivali troppo simili, solo due sorelle a cui la vita ha fatto percorrere strade differenti.

La morale? Cercare ogni tanto di godercela la nostra bella città, con un po’ di sano orgoglio (di quello buono, senza spocchia) e cercando di rispolverare ma anche di rinnovare le tradizioni. In questo sì che a Pamplona ne hanno da insegnarci.

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