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pastaporto

Cos’eri prima del viaggio e cosa sei dopo. Non cosa metti in valigia per andare ma cosa ci metti tornando. l viaggio come apertura mentale, fucina di idee e stimolo al cambiamento. Pastaporto è una finestra su Verona, da cui potrai parlare direttamente alla città di cambiamento, indicare la via, arricchirla della tua esperienza. Perché chi viaggia e poi torna, è e deve essere gli occhi della propria città sul mondo.

Questa rubrica è offerta da Lazzarini Pneusservice srl.

Carlo Marini

Capo Nord, Norvegia.

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Premessa: l’episodio I raccontava di un viaggio in furgone, da Verona fino al Circolo Polare Artico, e dal Circolo Polare Artico ancora cinquecento kilometri più in su, fino a uno spiazzo con una ringhiera metallica che segna la fine del mondo. In un modo che più antiepico non si può. Ma visto che l’essenza del viaggio è il viaggio stesso e non la meta (e dopo diecimila kilometri rinchiusi in uno Scudo assieme a tende, sacchi a pelo, fornelli, un tavolino, sgabelli col buco per soste improvvise, libri e scacchiere magnetiche da viaggio garantisco che anche queste citazioni insulse acquistano un senso) mi sento di consigliare la seconda parte della guida per veronesi artici.

 

Cose da fare (assolutamente)

 

* Veneto in trasferta: non bisogna mai rinnnegare le origini, e non si deve quindi sorprendersi se nelle incantate Isole Lofoten capiti di passare per il paesino di Røst, gemellato con Sandrigo nel vicentino in onore dello stoccafisso. Pausa pranzo obbligatoria. Il baccalà al potere.

 

* Pictures: è un’opinione mia personale ma in certe situazioni (e trovarsi sulla terrazza di roccia del Preikestolen, incastrata 700 metri sopra un fiordo è una certa situazione) la macchina fotografica dovrebbe rimanersene nello zaino. Molto meglio riempirsi gli occhi di emozioni forti, che non intasano l’hard disk e non rischi di perdere o cancellare. Di filtri instagrammosi neanche parlarne.

 

* Fear of the Dark: in modo inconscio tutti abbiamo paura del buio, e te ne accorgi quando rotolando verso nord il buio pian piano sparisce, facendoti scoprire la bellezza della luce notturna, a cui ti abitui da subito senza problemi, e che ti riempie di energia e tranquillità. Ti riempie anche di insonnia, ma basta uno scaldacollo o una mutanda sugli occhi per tornare a dormire beati. Viceversa quando poi si deve ritornare al buio serale ci si sente addosso un magone sottile. La notte non avrà mai più lo stesso fascino.

 

* Sole di Mezzanotte: arrivati a Caponord vi trovate davanti solo il mare, che oltre a soffiarvi in faccia un venticello freddissimo fa da scenografia al motivo per cui sarete venuti fin quassù. Il sole tramonta, si adagia sull’orizzonte, rimane li indeciso per un attimo e poi sorge nuovamente. Detto così sembra niente, ma bisogna andarci per capire cosa vuol dire, vivere dentro di sé la gioia primitiva del giorno che nasce, lasciare la paura del buio che non arriva mai, sentire la forza e l’energia del sole che istintivamente ti fanno venir voglia di festeggiare la vita. Con la gente intorno che, contagiata come te, applaude, canta e ride senza un motivo apparente.

 

* Le cose semplici: viaggiando ci capita più spesso rispetto alla vita di tutti i giorni, per fortuna, di ricordarsi per un po’ che dopo un tetto caldo, del cibo e possibilmente una doccia gli altri problemi passano in secondo piano di molto. E’ meglio ogni tanto ricordarsene e sorridere, giusto quei cinque minuti prima che il nostro ego torni a farci sentire insoddisfatti e desiderosi di qualcosa che non abbiamo.

 

* Slow down: si viaggia per uscire dall’ordinario, e non c’è niente di più straordinario del perdere tempo, di lasciare che assieme ai kilometri sotto al culo se ne corrano via anche le preoccupazioni di tutti i giorni, di sentire i pensieri che rallentano e la vita vera che viene fuori, quel senso di

pienezza che più ti danni a cercarlo e più si nasconde. Sorridere banalmente per cose banali, la marmellata nel panino, il cuscino morbido. Sembra poesia da due soldi ma alla fine del mondo i problemi non riescono ad arrivare, eravamo noi cinque amici e sentivamo chiaramente che sopra alle nostre piccolezze il cielo era (e rimane) infinito.

 

Ah dimenticavo, cosa da non fare assolutamente: una volta tornati a casa dimenticare l’importanza delle scoperte fatte e tornare a farsi prendere dai problemi delle cose di tutti i giorni. E’ l’errore che commettiamo tutti, dimenticarsi del Polo Nord e ancora di più dimenticarsi che in teoria il Polo Nord anche se nascosto ce l’abbiamo dentro, senza bisogno di furgoncini e viaggi epici. Anche se aiutano.

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