PLAY:VIENNA


Un gruppo di artisti che attraverso il gioco e il divertimento parla di filosofia, politica, etica…

DirettamenTe da Vienna, con furore, Philipp Ehmann, uno degli organizzatori e fondatori di Play:Vienna che, una volta all’anno, trasformano la vecchia Vienna in un grande parco giochi.

Saranno a Verona, al Tocatì, dal 19 al 21 Settembre.

ENJOY!!

Salmon Lebon: Tanto per iniziare… presentati! play vienna

Philipp Ehmann: Certo. Il mio nome è Philipp Ehmann, sono co-fondatore di Play:Vienna, il festival austriaco di giochi negli spazi pubblici. Lavoro come regista di teatro freelance e artista multidisciplinare, con un focus su lavori interattivi e partecipativi in spazi pubblici e privati. Il mio lavoro è stato selezionato in oltre 10 paesi al mondo.

Salmon Lebon: Wow!!! 10 paesi!?

Philipp Ehmann: Sì, ma, ad essere onesto, lavoro in un campo dell’arte che è ancora emergente. Quindi se sei (come sono) una delle persone che prova a sviluppare ed investirci, poi è più facile essere selezionati.

Salmon Lebon: Certo!! Ma qual è il tuo background?

Philipp Ehmann: Sono cresciuto nel mondo del teatro. Ho studiato teatro all’università di Exeter e nella tesi di laurea specialistica ho studiato l’arte interattiva e suoi riflessi etici e politici, con un focus speciale sulle performance ludiche. E’ così che sono arrivato al giocare negli spazi pubblici. Da lì ho poi cominciato a fare teatro interattivo o quello che almeno adesso chiamerei così. Il mio primo grande lavoro fuori dall’università si chiamava “mum’s the Word” ed era stato commissionato dall’ Exeter Fringe Festival. Era una piece teatrale per tutta la durata del festival (2 settimane) che aveva una struttura ad episodi e interattiva (presa da una serie TV). 

play vienna

Salmon Lebon:  Wow!! 

Philipp Ehmann: Fondamentalmente quello che ho fatto, è stato fornire una sceneggiatura interattiva che aveva almeno un’interazione al giorno. 

Salmon Lebon: Quindi ludico significa interattivo? 

Philipp Ehmann: Un’ interazione potrebbe essere un sms, una e-mail, un post in un gruppo di Facebook o una performance uno a uno in un bar, o uno spettacolo di gruppo in un pub. Non credo che ogni opera d’arte interattiva debba essere anche giocosa. Credo che se l’interazione è divertente sia più etica. 

Salmon Lebon: Interessante! Quindi il divertimento è etico.

Philipp Ehmann: Penso che se descrivi le regole del gioco in anticipo, poi il pubblico può più semplicemente prendere coscienza di quello che sta facendo. Allo stesso modo, il divertimento è un ottimo modo per veicolare esperienze. Quindi assolutamente, l’etica può essere divertente! Inoltre, non mi definirei più un designer di giochi, perchè la parola designer, per me, porta con sè i connotati di una società capitalista nella quale design non significa risolvere problemi o creare concetti di esperienza e utilizzo, ma piuttosto come fare un prodotto che venda di più. Che è un qualcosa di cui sono molto critico.

Salmon Lebon: Concordo… quindi ancora non ci hai detto chi sei. Almeno scrivici chi sono i tuoi punti di riferimento.

Philipp Ehmann: Mi vedo come un artista che prova a aprire possibilità più che uno che prova a vendere prodotti. Intendi le persone che mi hanno influenzato?

Salmon Lebon: Sì, persone, collettivi o studi che ti ispirano nel tuo lavoro.

Philipp Ehmann: Credo che il concetto politico di workshop e di teatro di Augusto Boal abbiano avuto un grande impatto sul mio lavoro. Ovviamente il mio lavoro è differente dal suo, ma secondo me è simile da un punto di vista politico ed è fondato su teorie analoghe. Attualmente tra gli artisti che più influenzano il mio lavoro c’è Coney da Londra.

Philipp Ehmann: Anche Blast Theory è ed è stato un riferimento abbastanza importante, anche se sono molto critico rispetto al loro lavoro. Ma credo anche che essere critici e riflessivi del lavoro tuo e di altri sia parte dell’essere artista e importante per evolvere. Le audiowalks di Janet Cardiff e George Miller sono state estremamente influenti per la loro capacità di dare libertà e spazio al pubblico di interagire con la loro arte. Hanno un approccio molto personale che mi affascina parecchio.

Salmon Lebon: E se ti cito Tim Brown e IDEO?

play vienna

Philipp Ehmann: A livello di teatro, Milos Lolic è importante per me, anche su un piano personale quando parliamo di concetti e questioni filosofiche sull’arte.

Salmon Lebon: E Marina Abramovich?

Philipp Ehmann: Dovrei probabilmente citare anche Richar Schechner. Invece non conosco Tim Brown e Ideo.

Salmon Lebon: E Pips Lab?

Philipp Ehmann: La Abramovich la conosco e immagino che in qualche modo abbia sicuramente influito, però trovo che sia fuori luogo fare di sè stessi come performer un’icona.

Salmon Lebon: Indubbiamente.

Philipp Ehmann: Non conosco Pips Lab ma sembrano fighi.

Salmon Lebon: Ebbi occasione di conoscerli a Milano un paio di anni fa e in qualche modo mi ricordano le tue opere. E il Tocatì?

Philipp Ehmann: Il Tocatì ci ha contattato. Non lo conoscevamo prima, probabilmente perché sono più concentrati sui giochi tradizionali e sul mantenimento della loro memoria. Che non è proprio quello di cui ci occupiamo noi di Play:Vienna. Pensiamo comunque che sia molto importante. Ci hanno trovato e hanno ritenuto stessimo facendo un lavoro interessante e siamo entrati in contatto. E sono molto felice che l’abbiano fatto. Abbiamo molti interessi in comune oltre ad approcci a volte differenti. Ho l’impressione che stiano cercando di coinvolgere artisti più giovani e contemporanei ma non è facile.

Salmon Lebon: Vedo che stanno avvicinando nuovi giochi, tipo parkour, slackline… e nuovi giocatori.

Philipp Ehmann: Sì.

Salmon Lebon: Voi siete sicuramente una realtà differente; cosa vi interessa del Tocatì?

Philipp Ehmann: Penso sia molto importante archiviare, conservare e fare ricerca nella cultura ludica. Quella parte della nostra società (una grande parte) è stata trascurata dagli studiosi per un periodo molto lungo. Forse perché ritenuta infantile o qualcosa di simile.

Philipp Ehmann: In realtà, più la ricerca si approfondisce, più notiamo che è sempre stata una parte fondamentale della nostra società e che gli esseri umani, sotto sotto, sono essere giocosi. Il Tocatì ci dimostra questo e che è doveroso conservare questo aspetto dell’umanità. Allo stesso tempo sono molto interessati (come me e noi) alla città e come stimolarla culturalmente anche attraverso il gioco.

Salmon Lebon: Vero! Hanno un grande interesse verso gli spazi pubblici.

Philipp Ehmann: E quella è una parte molto importante della nostra società che ci fa stare meglio e arricchisce tu tanti aspetti della vita. Un modo per migliorare la qualità della vita in contesti urbani è rendere le città divertenti. Penso che al Tocatì siano molto saggi da questo punto di vista.

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Salmon Lebon: Cosa farete a Verona?

Philipp Ehmann: Giocheremo a “Urban Post-itism”. Una serie di giochi di strategia urbani con i post-it. Qualcosa che può ricordare le tag o le flag. Quasi militaresco da questo punto di vista. Ci sono 2 squadre (o più) e devono invadere ( o rubare) la base delle altre squadre appicicandoci (o rubandone) i post-it. Un modo diverso per sfruttare lo spazio pubblico con i post-it, anche solo per il tempo di una partita. Attraverso le dinamiche di un gioco militaresco con l’aggiunta di fogliettini colorati, cerchiamo di far riflettere sul tema dei confini, pubblico e privato, spazi riutilizzati… 

Salmon Lebon: Interessante! A volte penso che i post-it siano state una delle invenzioni più innovative del secolo scorso.

Philipp Ehmann: Haha, anch’io! Sono un loro grande estimatore!

Salmon Lebon: Ho visto intere fabbriche fondate sui post-it. 

Philipp Ehmann: Fico!

Salmon Lebon: Incredibile; non avete mai pensato di chiedere alla 3M che vi sponsorizzi?

Philipp Ehmann: In realtà non ci abbiamo mai provato, ma dovremmo.

 

Salmon Lebon: L’interazione con le persone è solo quando si gioca o anche nel progettare il gioco?

Philipp Ehmann: Cosa intendi? Organizziamo laboratori per progettare giochi ma facciamo anche uso di tecniche e strategie standard.

Salmon Lebon: Quindi avete anche una sede a Vienna? Uno studio?

Philipp Ehmann: Siamo ospiti in un posto a Museumquartier chiamato Raum D. che è pensato per le organizzazioni o eventi senza una sede, tipo uno spazio co-working ma gratuito e basato su prenotazioni. E’ del gruppo di artisti Monochrom che l’ha aperto per altri gruppi è nostro partner.

Salmon Lebon: Fico! Ok troviamo un modo divertente di salutarci!

Philipp Ehmann: Eheehe, smelenso: https://www.youtube.com/watch?v=QbN0g8-zbdY .

Salmon Lebon: Ahahahahaahahahahahahaahahahahahahahahaha AGAghagaga .

Salmon Lebon: http://www.fallingfalling.com/.

Philipp Ehmann: Bello! https://www.youtube.com/watch?v=WX3ivTj8oTQ . Bene, è stato un piacere conoscerti.

Salmon Lebon: Anche per me.

Philipp Ehmann: Ci vediamo al Tocatì :).

Salmon Lebon: Ci vediamo a Verona! / See u in Verona!

 

 

Salmon Lebon: Just to start … introduce yourself

Philipp Ehmann: Sure. My name is Philipp Ehmann, I am co-founder and curator of Play:Vienna, Austria’s festival for games in public spaces. I work as a freelance theatre director and transdisciplinary artist, with a focus on interactive, participatory work and playful interactions in public and private spaces. My work has been curated in over 10 countries world wide.

Salmon Lebon: Wow!!! 10 countries!?

Philipp Ehmann: Yup ^^, but, to be honest, i work in an arts sector that is still emerging. So if you are (like I am) one of the core people who try to develop and invest in it, then you can curated more easily.

Salmon Lebon: Sure!!! But what is your background?

Philipp Ehmann: I have a theatre background. I studied theatre at the University of Exeter (MA and BA). And in my master thesis I investigated interactive art and the ethics and politics of it, with a special focus on playful performance. That’s how I got into playing in public spaces. I mostly started to make interactive theatre back then, that has turned into playful theatre now, or at least that’s what I would call it now I think. My first big work outside of university was called ‘Mum’s the Word’ and was commissioned by the (then) Exeter Fringe Festival. It was a piece of theatre over the whole course of the festival (2 weeks) that had an interactive and episodic structure (taken from TV series). http://pje.me/post/60168620682/mums-the-word-an-interactive-episodic-theatre

Salmon Lebon: Wow!!

Philipp Ehmann:  Basically what I (together with the writer Isley Lynn) did, was we provided an interactive narrative that had about one interaction per day.

Salmon Lebon: So playful means interactive?

Philipp Ehmann: This interaction could be a text message via your mobile phone, it could be an email from one of the characters, it could also be a Facebook entry in a group or a one-on-one performance in a cafe, or a group spectacle in a pub. I don’t think every interactive piece of art is playful. I think that, concerning myself with the ethics of audience interactions in theatre and performance, I found that more often than not, if the interaction is playful, it’s more ethical.

Salmon Lebon: Interesting!So fun is ethic.

Philipp Ehmann: I think if you lay out the “rules of the game” (if you want to call it that) beforehand, than the audience can more easily consider what they’re getting themselves into. Similarly, playfulness is a very open way of mediating experiences. Hahaha absolutely! Ethics can be fun 😉 . I would also not call myself a game designer anymore, because I think the word designer, for me, brings with it the connotations of a capitalist society in which design is not about problem solving and the creation of concepts of experience and usage, but about how to best make a product that sells the most. Which is something I am very critical of.

Salmon Lebon: I agree…so, still we don’t know who you are. Tell us who are your points of reference.

Philipp Ehmann: I see myself as an artist who tries to open up possibilities and not as someone who tries to sell products. You mean the people who influenced me?

Salmon Lebon: Yes; or people,studio, collectives who inspire you.

Philipp Ehmann: I think Augusto Boal political concepts of workshops and theatre have had a great impact on my work. Of course my work is different from his, but it’s similarly political I guess and has similar theoretical backgrounds. Currently the artists that most influence my work are Coney from London.

Philipp Ehmann: Blast Theory is and has been quite influencial too, although I am also a big critic of their work. But I also believe that being critical and reflective of your own and other people’s practice is part of being an artist and important to develop our work. Janet Cardiff and George Miller’s audiowalks have been extremely influencial in the way they provide their audiences with a freedom and space to feel and interact with their art. They have a very personal approach that I find extremely fascinating.

Salmon Lebon: And what if i tell you Tim Brown and IDEO?

Philipp Ehmann: On a theatre level Milos Lolic is quite influencial, also on a personal level when talking to him about concepts and philosophical questions in art.

Salmon Lebon: Or Marina Abramovich?

Philipp Ehmann: I should probably mention Richard Schechner too. Umh no i don’t think i know Tim Brown and Ideo.

Salmon Lebon: And Pips Lab?

Philipp Ehmann: Abramovich I know, and I guess she is somewhat influencial, however I find the iconographies, or the ‘making of yourself as the performer into an icon” out of place somehow, if that makes sense.

Salmon Lebon: Definitely!

Philipp Ehmann: Don’t know pips lab either but they look cool.

Salmon Lebon: I got to meet them a copule of years ago in Milano and somehow they remind you. And how about you and Tocatì?

Philipp Ehmann: Tocatì approached us. We didn’t know about them before, probably because they have quite a strong focus on traditional games, and archiving historical games. Which is not what we’re all about here at Play:Vienna.

We think it’s very important, but it’s not our focus. They found us and thought we were doing interesting work and got in touch. And I’m very glad they did. I think we have lots of similar interests, but also sometimes different approaches. I think they’re trying to engage younger, contemporary artists but are finding it a bit difficult.

Salmon Lebon: I see they are approaching new games like parkour, slacklinw, streeetgames… and new players.

Philipp Ehmann: Yes.

Salmon Lebon: You are definitely something different. What’s your interest in Tocatì?

Philipp Ehmann: I think it’s extremely important to archive, preserve and research playful culture. I think that part of our society (and it is a very big part indeed) has been neglected by scholars for a very long time. Maybe because it was deemed childish or something along those lines.However, the more research goes into it, the more we seem to find that it has always been a very important part of our society and that humans are inherently playful. Tocatì shows us this and that games and playfulness have always been part of our society and that it’s worth preserving them. At the same time they’re really interested (as am I, or are we) in the city, and how to culturally, and playfully stimulate a city.

Salmon Lebon: It ‘s true. They have a deep interest in pubblic spaces.

Philipp Ehmann: And that it is a part of our society and a very important one at that, that it makes our lives better, enriches them on so many levels. That one way of making life better in a city is to make it playful. I think they are very wise in that sense.

Salmon Lebon: What will you do in Verona?

Philipp Ehmann: We will play a game called “urban post-itism” It’s a series of physical urban colonialist strategy games with post-its. It’s something along the lines of tag, or capture the flag. Almost military and strategic in that sense. You have two (or more) teams and they have to either steal or invade the base of the other team(s) by placing (or stealing) their own post-it notes there. It seeks to reclaim and find new uses of public space(s) with those post-it notes, even if it is only for the time span of the game. Through the game mechanics of a military strategy game, with the added extra of silly colourful post-it notes, it tries to ask questions about borders, public vs private vs re-used spaces, etc.

Salmon Lebon: Interesting… sometimes I think post it is the most innovative discovery of the last century.

Philipp Ehmann: Haha oh i do too.I’m a big fan of them!

Salmon Lebon: I’ve seen whole factories based on the use of post it.

Philipp Ehmann: Cool!

Salmon Lebon: Unbelievable; have you ever thought to ask 3M to sponsor you?

Philipp Ehmann: Hehe actually we haven’t but probably we should.

Salmon Lebon: Ahahaha. How many of you in Play Vienna?

Philipp Ehmann: The organisation only consists of 3 people and 2 controller accountants. but the artist collective consists of about 6 active and 15 in total. The main work is done by about 5-6 people. Salmon Lebon: E perché in Vienna? / And why in Vienna?

Philipp Ehmann: Because we live here and because it’s the biggest city in Austria.And because before we started play:vienna we had already done projects here. Fin, the second co-founder, has run the game Journey to the End of the Night in Vienna since 2008 or 2009 I think.

Salmon Lebon: In Verona sounded cool and trendy to move to Barcelona first and then, in the last years, to Berlin. The same trend  in Vienna?

Philipp Ehmann: Yeah, it’s probably the same here. But we all had a fairly good network here in Vienna. Don’t know about Barcelona, but definitely Berlin.  It might become Copenhagen next, at least in our sector. The Copenhagen Games Collective make great work and are very innovative. They’re probably an influence too actually. And Zuraida Buter has been a great support for as long as I can remember. But she’s the kind of person who pulls strings in the background and you only notice it afterwards. She should get another award for that.

Salmon Lebon: Is the interaction with people also on designing games or only while playing?

Philipp Ehmann: What do you mean? We hold workshops for game design frameworks but also we make projects that use game mechanics or game design.

Salmon Lebon: So you also have a place in Vienna; a studio?

Philipp Ehmann: We use a place in Museumsquartier called Raum D, that is meant to be for organisations or events without a room, similar to a co-working space but we don’t pay anything for it and it’s on a booking basis. The artist group monochrom who own the space have opened it up for other groups and are our partners.

Salmon Lebon: Cool! So, let’s find a playful way to say goodbye!

Philipp Ehmann: Hehe. Cheesy: https://www.youtube.com/watch?v=QbN0g8-zbdY

Salmon Lebon: Ahahahahaahahahahahahaahahahahahahahahaha AGAghagaga /

Salmon Lebon: http://www.fallingfalling.com/

Philipp Ehmann:  Oh that’s nice! https://www.youtube.com/watch?v=WX3ivTj8oTQ All right. nice to speak to you.

Salmon Lebon: The same to me.

Philipp Ehmann: And see you at tocatì! 🙂

Salmon Lebon: See u in Verona!

 

 

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