fbpx

­

 

Secondo me anche voi non siete poi così “conosciute” a Verona. Perché?! Non v’interessa comunicarvi troppo in città, la città non è per niente sensibile? Non vi sentite veronesi? Senza contare che solo una di voi è veronese.

Ciao Salmon Lebon! Possiamo dire di essere conosciute in un circuito ancora di nicchia, ristretto, definito e frequentato da un pubblico che il più delle volte si conosce. Sono specifiche le occasioni dove ci esibiamo, contesti come rassegne dedicate alla scena contemporanea, festival a cadenza annuale, club ed eventi speciali. Se Barokthegreat è un progetto poco conosciuto a Verona è una conseguenza di questo meccanismo fluttuante e occasionale che ci richiama e ci porta davanti a più platee di diversi luoghi. Grazie a delle menti brillanti riusciamo a presentare il lavoro anche in questa città con artisti audaci che si muovono sul nostro stesso terreno. ­

Già che ci siamo; sono ignorante. Spiegatemi cosa fate nella vita. Io leggo nel sito che fate “arte performativa”. Cioè? E cosa c’entrate con Path Festival, il festival delle arti digitali?

Tranquillo, in realtà non è così complesso: la danza, la musica e il teatro sono le discipline racchiuse in ciò che si definisce arti performative o live arts perché utilizzano una prestazione fisica o performance dal vivo con un corpo o più corpi di fronte ad un pubblico. Barokthegreat opera nelle performing arts perché realizza azioni dal vivo di breve e lunga durata (dai 15 minuti a 1 ora) con danzatori e musicisti. Il luogo del teatro è tecnicamente pensato e attrezzato per allestire un ambiente di luci e forme scenografiche, per questo ci ritroviamo spesso in questo contesto. Oltre al teatro agiamo senza problemi anche in altri contesti come centri per le arti, spazi urbani, club, gallerie e nel caso del Path Festival su un palco concepito per i concerti. Presenteremo una breve performance sonico­gestuale, perfettamente in linea con la programmazione del festival che coinvolge live­set musicali, dj­set, workshop di pratiche digitali e performance audiovisive, siamo quindi nel vasto bacino delle performing arts. E’ un insieme multidisciplinare che in realtà coinvolge tutte le arti se praticate dal vivo e per quanto la rottura e la sfumatura della griglia tra le discipline sembra assodata ancora non lo è per tutti. ­

Sono stato un po’ di volte in contesti dove ho assistito a performance varie. Morbin ad ArteRicambi, Centrale Fies, Artissima… non credete che questo mondo dell’arte abbia un atteggiamento un po’ aristocratico e snob? Si utilizza sempre un lessico particolarmente astruso, a volte non si comunica proprio. Perché? E’ un ramo dell’arte per pochi?

E’ difficile spiegare nuove forme di espressione artistica, anche noi siamo spesso in difficoltà nel verbalizzare le nostre idee, sicuramente sarebbe più semplice agire e non dire nulla ma anche in questo forse c’è qualcosa di sbagliato. Davanti ad uno spettacolo preferiamo lasciarci andare, abbandonarci alla visione e attraversare le sensazioni. Finita una performance ci chiediamo cosa ci ha coinvolto, riflesso, scosso il corpo. Spesso si cerca di capire ma la comprensione può anche essere percettiva ed emotiva, non si traduce per forza in una via razionale. Noi chiediamo al pubblico un atteggiamento più immersivo che concettuale…è una zona transitoria di libertà per l’artista e per il pubblico. E’ un ramo dell’arte che esiste da sempre, la sperimentazione e i linguaggi contemporanei tentano di spingersi oltre al conosciuto, riformularlo in nuove composizioni e tecniche di lavoro. E’ necessario essere un po’ attenti e curiosi per non ritrovarsi in pochi. ­

Sequoyah Tiger, Palestra Espressiva, Indigenous… diverse facce della stessa medaglia: come si distinguono una dall’altro?

Il progetto principale è Barokthegreat da cui sono nate delle nuove ramificazioni con lo scopo di colmare e amplificare degli aspetti delle nostre due individualità. Sequoyah Tiger è il progetto solista di Leila Gharib in cui la musica si riappropria della forma canzone e si slega da una narrazione del gesto. Palestra Espressiva invece è un progetto di sperimentazione didattica condotta da Sonia Brunelli, in cui si mette a punto con degli allievi i tratti fondamentali di una tecnica di base per la creazione motoria. Indigenous è il titolo di uno spettacolo da cui prende forma un cameo di minor complessità scenica Kobra la performance che presenteremo al Path Festival. ­

Si campa di questo lavoro o è meglio fare qualche anno di Economia a UniVR?

Now gimme moooooney (that’s what I want)!

 

Dove e quando: 5 settembre ore 01:30 | BarokTheGreat presents Kobra (live performance) @ Interzona

You might also like
X