Nemmeno la nebbia in Val Padana è riuscita a confondere i Verdena, che si sono esibiti ieri sera al Pika Club grazie all’intervento di Emporio Malkovich.

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Una trentina di invasati a pogare sotto il palco, aroma di canna e il vicino che tira testate all’aria: gli ingredienti per il classico concerto rock c’erano tutti. E invece il concerto non è stato “classico”. È stato pazzesco.

I fratelli Luca e Alberto Ferrari con Roberta Sammarelli fanno quel genere di musica che sì, da casa è coinvolgente, innovativa e sa il fatto suo, ma è dal vivo che dà il massimo. L’elaborazione strumentale dei pezzi, gli echi eclettici e la sensibilità musicale del gruppo hanno preso una boccata d’ossigeno negli angusti e fumosi locali del Pika Club. Finalmente a noi poveri Veronesi, che ci dobbiamo accontentare di poca cosa nelle buie stagioni invernali, i Verdena hanno dato una scossa di vero rock e sperimentazione.

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La base è grunge, ma le contaminazioni sono continue – dal reggae, da una psichedelia extraterrestre e da sonorità esotiche perfino. La scaletta è stata varia e mai noiosa, e ha preso soprattutto dagli ultimi due album della band, Endkadenz vol.1 e vol.2. È infatti per promuovere Endkadenz vol.2 che il trio bergamasco ha organizzato un tour in tutta Italia, con l’ultima data a Genova l’11 dicembre.

Endkadenz vol.2, prodotto da Universal, è il settimo album dei Verdena ed è stato accolto molto positivamente da critica e pubblico, tanto che nella prima settimana di uscita era al primo posto della classifica FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana). È la testimonianza che il percorso di ricerca dei Verdena, cominciato con Volvonauta nel 1999, è finalmente giunto a maturità, e ha tanto, tantissimo da dire.

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Quindi a tutti coloro che sono anche un minimo appassionati di rock e accettano il rischio di prendersi qualche testata consiglio vivamente di rincorrere le prossime date. È stata un’ora e cinquanta di suoni originali, malinconici e arrabbiati: di quella musica che diventa pura materia.

 

Giò Girardi in Salmòn

photo by Giulia Serpelloni

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