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Ci sono giorni strani, giorni in cui la mattina ti svegli al Lessinia Psych Festival tra le colline, l’amore e le birrette e la sera ti ritrovi in una stanza in pieno centro Verona, piena di strumenti, amore e birrette. Ad accogliermi in una grande sala che si affaccia su via XX settembre trovo sei persone, sei persone molto diverse tra loro:

  • Tim McMillan, un musicista australiano che dice “figata” ogni due per tre,
  • Alice, che conosco da sempre e che nella vita si prende cura dei teatri,
  • Andrea, che ho già intervistato per Salmon, e la sera prima ha fatto il suo debutto stagionale come direttore d’orchestra con la Turandot in Arena.
  • Lee Richards, del Massachusetts, che mi racconta d’essere un cacciatore e mi mostra foto di lui abbracciato a cervi appena abbattuti.
  • Whit Crane, che assomiglia a Bastian Schweinsteiger ma che sorride con l’intensità di Eddie Murphy.
  • Giuditta, la padrona di casa, la batterista più gracile che abbia mai visto.

Come trovare una direzione in tutto questo?

Mentre mi facevo questa domanda ho pensato ad Andrea, che la sera prima performava davanti a migliaia di persone, e a Whit Crane, che è stato parte della scena musicale californiana degli anni ’90 e dalla fine di quel decennio fa parte degli Ugly Kid Joe.

Fermi, capito? Ho detto s-c-e-n-a c-a-l-i-f-o-r-n-i-a-n-a a-n-n-i ’9-0, roba che ti trovi assieme ai NOFX, i Bad Religion e gli Offspring, solo per citare alcuni gruppi tra i più popolari.

Riportata la quiete in una stanza piuttosto rumorosa, Whit Crane, il “cacciatore” e Andrea Battistoni si siedono sul divano, pronti a fare due chiacchiere con me. Ho solo voglia di capire come sia successo che d’improvviso un musicista californiano abbia incontrato Andrea e la sua orchestra, e come sia successo che d’improvviso questi talenti abbiano creato l’Orchestra of Doom.

Sulla maglia ho una sardina, non un salmone.
Sulla maglia ho una sardina, non un salmone.

In grassetto le mie parole.

Innanzitutto, Andrea, come diavolo vi siete incontrati?

Verona è stato un luogo d’incontro molto proficuo, ci siamo incontrati quasi per caso: grazie ad una linea che unisce me a Lukasz, il violinista degli Aroostercrats e primo violinista della nostra orchestra, unisce Lucas a Tim, e unisce l’australiano Lee, e Tim a Whit. Grazie a quest’insieme casuale di persone, grazie ai destini (doom) incrociati delle nostre vite abbiamo condiviso tante idee diverse di musica, ed ora siamo qui.

Tante idee di musica, opposte nella mia testa, ma dalla contaminazione nascono sempre le cose più belle, cosa avete imparato l’uno dall’altro?

Andrea: io mi sono ritrovato a scoprire un mondo che non conoscevo, tante canzoni di gente ancora viva: questo è strano, sono abituato a confrontarmi con partiture di artisti trapassati. Ho scoperto che alcune canzoni del metal, dell’hard rock, hanno sonorità, intensità, epicità molto simili alla musica che faccio io, alla musica che mi appartiene. É una scoperta strana, non è stato un problema adattarmi a Whit.

Certo, infatti la contaminazione non è cosa così nuova, no? Penso ai Rhapsody…anche se non è lo stesso genere.

Whit: no, è un po’ diverso, noi riproponiamo pezzi di gruppi come i Black Sabbath ma in chiave totalmente acustica, con una vera orchestra, senza strumenti “elettrici”. È una cosa che non è mai stata fatta prima…

E tu, Whit, cosa hai imparato da Andrea?

Ho imparato “la dimensionalità” fisica della musica, ero abituato a suonare quasi in due dimensioni: la batteria un po’ indietro, basso, chitarra e cantante. Nell’orchestra invece la posizione di ogni strumento è essenziale, suonare così vuol dire dare una fisicità dimensionale alla musica ed ingigantirne l’epicità. È stupendo.

E il risultato del vostro suono?

Whit: sentirai venerdì. L’epicità, appunto, dei pezzi scelti non è andata persa, anzi. La potenza del rock è stata innaffiata dalla complessità musicale dell’orchestra, ne è sbocciato un fiore nuovo.

Gente seria, gente cattiva.
Gente seria, gente cattiva.

Orchestra of bloom, dunque?

Whit: no, of doom (ride). È il destino che ci ha fatto incontrare, dalla California a via XX settembre. Tutto nella nostra vita ha contribuito a portarci qui.

Dalla California a via XX settembre, che ne pensi dell’Italia Whit?

Avete dei luoghi che servono per fare delle cose precise. Avete dei ritmi diversi da quelli a cui ero abituato. Ad esempio il caffé, voi prendete il caffé al bar, al bancone, o in casa, seduti al tavolo; in America ero abituato a prenderlo al volo e berlo mentre facevo tutt’altro. È ovvio che questo stile di vita condizioni anche il modo di pensare, il modo di fare musica…

Che ne dici della scena musicale italiana che hai conosciuto? Della scena veronese in particolare…

È finita l’epoca in cui si fa musica per soldi, questa è una constatazione che è cresciuta velocelemnte dentro di  me, e in Italia ho trovato questo, all’ennesima potenza. C’è dell’estro artistico pronto ad esplodere in molti angoli, usatelo.

Prima Whit ha parlato di dimensionalità, com’è strutturata l’orchestra?

Giuditta: è una vera orchestra sinfonica, con tutti gli strumenti e la batteria dietro in alto assieme ai timpani ed altre percussioni. È da quando ho 12 anni che suono, ora mi è capitata quest’occasione incredibile, venerdì vedrete qualcosa che non c’è mai stato prima, con tutti musicisti fantastici, professionisti esaltatissimi.

Non perdetevi lo spettacolo di vedere dei musicisti professionisti e molto, molto esaltati.

Aspettate, Sockeye è una rubrica in cui io mangio qualcosa, avete cucinato qualcosa?

salmon_orchestraofdoom

 

Non conosco la musica di Andrea, e non conosco la musica di Whit Crane ma ho visto la loro energia, il loro semplice starsene assieme nella stanza mi ha gettato addosso i mille occhi dell’Arena fissi su di te, il vento e i concerti della California, i testi ermetici e la potenza di alcuni pezzi metal, la nuova energia di Verona che a Salmon conosciamo molto bene.

Prima di parlare con loro non so se sarei andato allo show di domani sera, dopo averci parlato ho pensto di non lasciarmi sfuggire l’occasione di una celebrazione musicale che attraversa il tempo e lo spazio in una sola canzone. Ora sono disposto alla dimensionalità della loro musica, alla gravità nuova che Andrea ha saputo dare al metal con l’aiuto di Whit.

Non mi deluderanno, non vi deluderanno.

Ci vediamo al Teatro Ristori.

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