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Esiste una realtà dove le parole giocano fra loro e, una dopo l’altra, a grande velocità, generano immagini che si fondono, si trasformano ed esplodono di nuovo in un gruppo di lettere, non prima di restare congelate nella memoria dando vita a storie assurde. Qui si ride, si ride a crepapelle; talvolta si riflette. Il filo del discorso scorre vorticosamente, prende forma e si ritrae all’improvviso nei gesti di un attore dai lunghi capelli grigi scarmigliati.

Quello è Alessandro Bergonzoni. E questo è uno dei suoi monologhi.

Nato a Bologna nel 1958, Alessandro Bergonzoni debutta come attore e autore di teatro da giovanissimo. A soli 24 anni, dopo l’Accademia Antoniana e la laurea in giurisprudenza, inaugura con Scemeggiata i temi ricorrenti dei suoi spettacoli, ovvero il mondo dell’assurdo e i giochi linguistici. Presto si cimenta con altri media, come la radio, la televisione e soprattutto la scrittura – oltre a rubriche sulla stampa locale e nazionale, il suo primo libro Le balene restino sedute si aggiudica il premio come miglior libro comico al Salone Internazionale dell’Umorismo di Bordighiera. Organizza seminari nelle università di tantissime città italiane eccetto Verona e viene spesso invitato al Festival della Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo. Lavora col cinema, dove fra gli altri interpreta il direttore del circo nel Pinocchio di Benigni, e da qualche anno si dedica perfino all’arte plastica.

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Una creatività versatile che vuole comunicare, insomma. Non a caso l’ultimo spettacolo, arrivato al Camploy grazie alla rassegna l’altro TEATRO, s’intitola Nessi. Difficile essere sicuri di che nessi si parli, dati i continui salti logici e analogici sul palco. Ma, come suggeriscono alcune parti del monologo, i nessi potrebbero essere quelli che ci legano nel profondo alle persone: sia a quelle prossime, con cui ormai dimentichiamo di comunicare, sia a quelle lontane, che magari sono sotto le bombe ad Aleppo.

Per questi repentini agganci all’attualità non si può parlare esattamente di fuga dal reale. Nelle esperienze parallele dentro alla testa di Bergonzoni c’è sempre, come tematica di fondo, una riflessione che l’autore ritiene urgente per i nostri tempi (il penultimo spettacolo s’intitolava appunto Urge – assai replicato, è uscito anche al cinema). Con Nessi, il problema è che siamo sempre «suinternet, questo concetto maiale, dove non si butta via niente e invece si dovrebbe buttare tutto».

Sono giochi di parole, sì, ma con un senso profondo. Le due ore di monologo di Bergonzoni funzionano come uno sguardo da un’altra prospettiva: dall’interno del mondo del possibile aperto dal linguaggio, dove concettuale, letterale e corporeo si mescolano in piena libertà generando un senso, che resta allo stato nascente. Sembrerebbe quasi di stare leggendo filosofi o artisti del Novecento, e invece no. Siamo oggi a teatro e si ride a crepapelle.

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Giò Girardi in Salmòn

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