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La rubrica di Salmon che parla DI, AL e CON quello strano organo pulsante che sta tra le branchie e la vescica natatoria e spesso confonde le acque limpide del mare interiore.

Da pinna a pinna, da branchia a branchia,

sempre Vostra

Salmona Pastura

salmonapastura@gmail.com

 

Fate conto che io vi parli dall’alto di una lunga vita tra i sette mari.

Su e giù per le acque salate e dolci del mondo, ho imparato a conoscere lo slang dei popoli per tentare di capire cosa succede attorno a me. In questi ultimi anni, c’è un termine che ho sentito diffondersi tra i giovani sulle rive dell’Adige e che mi è sembrato illuminante: DISAGIO.

 

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Spesso, anzi spessissimo, sono giovani pescioline ad usare quel termine per descrivere tutta una serie di situazioni ed eventi relativi ai loro coetanei maschi.

Vi porterò qualche esempio:

– disagiati livello base sono quelli che dicono A e poi fanno B: oggi ti presento ai miei, domani non salutarmi se mi vedi al Mala, tra una settimana forse t’amerò. Nulla di troppo grave e mediamente diffusi, si combattono con un bel vaffa al secondo cambio di rotta.

– disagiati che non sanno di esserlo sono gli indecisi, quelli che “ci devo pensare” o ancora peggio i diffusissimi “fai tu”. qui il test è semplice: portalo al bar e vedi in quanto tempo sceglie cosa bere.

– disagiati in 2D, quelli che le donne le preferiscono al telefono, via facebook, instagram, per info e prevendite 348*** ma che al tuo “vabbè, ma quindi ci vediamo?” devono recuperare il cugino adolescente all’Alter o hanno la “cena coi butti”. iscriveteli agli igers.verona e non se ne parla pìù.

– disagiati “notturni”, quelli ti chiamano nel cuore della notte ma mai per dirti “sono sotto casa tua”. Apprezzabili in giovane età, poi basta chè la mattina dopo ci dobbiamo alzare presto e ormai non abbiamo più vent’anni.

– disagiati “pescatori” sono quelli che lanciano pastura a piene mani, che ci provano con te e con la tua amica contemporaneamente, confidando nella legge dei grandi numeri.

– disagiati “chiodo” o più semplicemente “i fissati”. Qualsiasi fissazione ossessiva rappresenta disagio, che essa sia l’Hellas, la palestra, il lavoro o la mamma. Tra questi, menzione d’onore va ai “disagiati supereroe”, cioè i fissati con specifica delega al “salvare il mondo” (vedi volontari su ambulanze ed elicotteri, bagnini, studenti di medicina, machi di varia natura)

– disagiati alla Bob Dylan, altrimenti detti “spocchiosi”, quelli che paiono doverti regalare ossigeno e sangue ogni volta che si disturbano a considerarti. anche meno, grazie.

– disagiati il cui cavallo di battaglia è “ti stavo per chiamare” o il più etereo “ti stavo giusto pensando”: imbonitori da quattro soldi, andate a raccogliere firme contro la droga in piazza Brà, và.

– disagiati affetti da aritmia, cioè quelli riassumibili sotto il cappello del “tu sei perfetta ma io non sono pronto/non è il momento/non è la stagione”, come se fossero ciliegi cui chiedi di fiorire a novembre

– disagiati “I like your style”, cioè quelli a cui piacciono le tamarre e che non si sa perché oggi ronzano attorno a te. insomma quelli che fino ieri andavano al Territorio e da quando non c’è più han smarrito la bussola.

– disagiati “118”, i miei preferiti. Loro sono quelli che nella vita capitano a tutte, sono un passaggio obbligato, uno scotto da pagare alla natura che ti ha fatta femmina e, quindi, inevitabilmente crocerossina. Lui è il classico che col suo essere ammalato di problemi e turbe psicologiche sia reali che immaginarie, finisce per fare chiamare a te l’ambulanza, ma non per ricoverare lui, quanto per salvare te dal prossimo “impazzimento”. Inevitabile, ma cercate di accorgervene prima possibile e fuggite, in sella alla prima ambulanza che passa.

Qualora, quindi, doveste incappare in uno o più di questi segnali, mie amate pescioline d’Adige, DATEVELA A GAMBE e non a lui.

(Oppure sì, concedetevi se vi va, ma poi via di corsa.)

SALMONA PASTURA

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