Anche Verona ha il suo Terzo Paradiso, opera d’arte che, nelle sue declinazioni, è stata proposta nei cinque continenti. La città scaligera lo ospita con un’installazione all’interno dell’Arena, un site-specific composto da novantasette tavolette in legno riciclato, 90×90, rivestito di alluminio lucido.

Ė stato inaugurato lunedì 30 gennaio, giorno in cui ho potuto sentirne parlare direttamente dalla voce di Michelangelo Pistoletto, suo ideatore, presente per l’occasione. Occhi azzurri e sguardo profondo, uno scambio di poche battute con lui, in cui ho avuto la sensazione che mi scavasse, pochi istanti che ho sentito dedicati a me, con un’attenzione che non mi aspettavo nel brulichio di gente tipico di un’occasione come quella. Uno sguardo quasi magnetico, in una frazione di secondo ho pensato che quegli occhi avevano attraversato l’arte dagli anni Cinquanta ad oggi, ho immaginato tutte le esperienze, relazioni e scambi intrecciati, ripensato alla poetica nella sua evoluzione e alle creazioni che ne erano scaturite. Classe ’33, presenza massiccia, chiusa in un cappotto nero: quel pomeriggio avevo davanti un pezzo di storia e potevo ascoltare dalla sua viva voce il senso di quell’opera ideata nel 2003, presentata alla Biennale di Venezia nel 2005, che oggi prosegue la sua vita, in modalità sempre differenti, per sua mano, ma non solo.

Il Terzo Paradiso, infatti, può essere realizzato come scultura, dipinto, installazione, performance, flash-mob. L’artefice può essere lo stesso Maestro Pistoletto, come qualsiasi persona singola o gruppo che voglia riproporlo, purché ne mantenga il significato: andare verso un processo di trasformazione responsabile della società. Ė un’opera altamente inclusiva, una sorta di grande opera collettiva, in cui tutti possono partecipare alla realizzazione, avvalendosi di qualsiasi forma espressiva, che venga utilizzata per descrivere i tre lobi che compongono il Terzo Paradiso ovvero la “Trinamica”, dinamica del numero tre e principio della creazione, combinazione di due unità che danno vita a una terza unità distinta. Sono raffigurati due cerchi esterni che rappresentano tutti gli opposti e ogni dualità, e che originano un terzo cerchio interno, qualcosa di totalmente nuovo, come accade in fisica o in chimica quando idrogeno e ossigeno unendosi danno vita all’acqua. Così il Terzo Paradiso è la fusione tra il primo e il secondo paradiso.20170130_153229

Che cosa rappresenta? Così lo spiega lo stesso Michelangelo Pistoletto: «Il primo è il paradiso in cui gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura. Il secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana attraverso un processo che ha raggiunto oggi proporzioni globalizzanti. Questo paradiso è fatto di bisogni artificiali, di prodotti artificiali, di comodità artificiali, di piaceri artificiali e di ogni altra forma di artificio. Si è formato un vero e proprio mondo artificiale che, con progressione esponenziale, ingenera, parallelamente agli effetti benefici, processi irreversibili di degrado a dimensione planetaria. Il pericolo di una tragica collisione tra la sfera naturale e quella artificiale è ormai annunciato in ogni modo. Il progetto del Terzo Paradiso consiste nel condurre l’artificio, cioè la scienza, la tecnologia, l’arte, la cultura e la politica a restituire vita alla Terra, congiuntamente all’impegno di rifondare i comuni principi e comportamenti etici, in quanto da questi dipende l’effettiva riuscita di tale obiettivo. Terzo Paradiso significa il passaggio ad un nuovo livello di civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza. Il Terzo Paradiso è il nuovo mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità in questo frangente epocale».

Al Terzo Paradiso si lega La Mela Reintegrata. In questa opera Pistoletto reintegra quel morso che ha procurato il distacco dell’umanità dalla natura e dal Primo Paradiso, e che ha dato origine al mondo artificiale del secondo paradiso (un mondo artificiale ben rappresentato in un’altra mela morsa, logo di una nota azienda informatica). Ė una mela morsa che ha bisogno di essere ricongiunta, ricucita, per far sì che mondo naturale e artificiale raggiungano un nuovo equilibrio, un Terzo Paradiso.

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Capolavoro di questo artista è la sua grande sensibilità ai temi sociali, al bene comune, la capacità di usare la sua arte per diffonderli, sensibilizzare, far riflettere. Ė un’arte che non è fine a sé stessa, ma che è portatrice di valori, che si mette a disposizione, pronta ad appoggiarsi ad altri linguaggi e collaborazioni per diffondere il suo messaggio. Uscire dai canali, e dai target, dell’arte contemporanea per arrivare a un “pubblico” diverso e ampio: questo è il senso della collaborazione con i Subsonica. Mi piace come Pistoletto ha utilizzato il potere della musica di catturare l’attenzione e far riflettere veicolando temi non vicini a tutti, un mezzo capace di aprire varchi anche nei più giovani (analogamente da adolescente, scoprii Camus e la letteratura dell’assurdo domandandomi cosa ci facesse un arabo su una spiaggia in una canzone dei Cure).

 

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Dagli anni Cinquanta Pistoletto lavora verso un indirizzo di coscienza individuale e responsabilità interpersonale. Con il suo Manifesto Progetto Arte (1994) propone: «l’artista prenda su di sé la responsabilità di porre in comunicazione ogni altra attività umana, dall’economia alla politica, dalla scienza alla religione, dall’educazione al comportamento, in breve tutte le istanze del tessuto sociale». Pistoletto, animatore e protagonista del movimento artistico dell’Arte Povera, ha dato attuazione a questo pensiero nel 1998 con Cittadellarte-Fondazione Pistoletto a Biella, come laboratorio per la produzione di un processo di trasformazione responsabile, etico e sostenibile nei diversi settori del tessuto sociale, agendo sia su scala locale che globale.
Il suo auspicio è che la società possa evolvere dalla democrazia alla demopraxia, sostituendo il concetto di potere –cràtos con quello di pratica – praxis.

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Le superfici in alluminio riflettente dell’opera esposta all’interno dell’Arena, un allestimento che copre una superficie di 37×15 metri, organizzata da Artantide in collaborazione con Festival della Bellezza con la supervisione di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, racchiude infine un’evoluzione dei suoi Quadri specchianti degli anni Sessanta, in cui veniva introdotta direttamente nell’opera la presenza dello spettatore e la dimensione reale del tempo. Nella sua poetica «[…] lo specchio esiste solo nello sguardo e nel pensiero di chi lo osserva. Il funzionamento dello specchio è imprescindibile dal ragionamento riflessivo. […] Solo l’esercizio del pensiero fa funzionare lo specchio. Lo specchio esiste unicamente se ti riconosci in esso. Lo specchio è una protesi ottica che il cervello usa per interrogarsi e conoscersi.»
Fino al 28 febbraio, sarà la globalità dello spazio aereo a specchiarsi all’interno dell’Arena.

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