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Ieri passeggiavo per piazza Bra quando ho fermato il mio amico Gigi. Gli ho detto: “Sabato 4 marzo suona Marco Parente all’Opificio dei Sensi, viento?”. La sua risposto è stata: “Ma parente di chi?”. Allorché ho strabuzzato gli occhi e l’ho sbeffeggiato per la sua ignoranza. “Come feto a non saver chi è Marco Parente? Ti dice niente che è stato prodotto da Manuel Agnelli? Ha pure suonato con Carmen Consoli, con Cristina Donà, con i Csi!”. Ma quando sulla sua faccia sono balenati stupore e compatimento gli ho detto: “Te lo intervisto, così te lo conosse un pochetin piassè e poi se brinchemo sabo de sera”.

 

Ecco qua le risposte di Marco Parente.

 

 

Disco Pubblico, l’ultimo lavoro di Parente. Meglio solo o accompagnato?

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Cosa ci dobbiamo aspettare dal concerto di sabato?

Ancora non lo so. Ho in mente una serie di canzoni, anche che non faccio da tempo. Ma non ho uno spettacolo preciso. Questo live mi coglie in un momento di passaggio, in cui stanno per accadere molte cose ed altre sono concluse. Sarà all’insegna di una narrazione libera e che si farà influenzare dall’ambiente e dai presenti.

 

Come vivi il pre-concerto?

Sono sempre nervoso, come una prima volta. Non ho appetito, non riesco a mangiare. Negli ultimi anni sono sempre alla ricerca della sensazione nel luogo, che mi dia un’illuminazione per affrontarmi. Cercando sempre più un senso a quello che sto per andare a fare. Per quello non ho scalette precise.

 

Guardi la tv? Se sì hai un programma e una rete preferiti?

Ultimamente guardo molta tv: tutto quello che riguarda la cucina, in particolare Masterchef Australia, America, Italia, anche in forma di replica. Spesso seguo tg e talk show, anche se in maniera sempre più stanca. Le reti che preferisco sono Rai 5 per i documentari belli su musica e arte e La7, perché a livello informativo riesce ad essere imparziali.

 

Dei talent che pensi?

Prendo atto della loro esistenza. Qqualcosa ho visto, anche perché c’era Manuel (Agnelli, sue ex produttore ndr.). Non posso fare a meno di dire che c’è gente che ha talento, ma ho forti dubbi sull’identità. Non sento mai un guizzo.

 

Ascolti la radio?

No, non l’ascolto. Non ce l’ho.

 

Utilizzi piattaforme streaming?

Spotify, ogni tanto, a nome di mia moglie. Quando esce qualcosa che voglio sentire lo accendo, ma non ne abuso. Ultimamente sono tornato a ricomprare i dischi e i cd. Devo dire che è il modo migliore per ascoltare, per me.

 

Un tipico ascolto in streaming di Marco Parente

 

Qual è il disco a cui sei più legato e perché?

Non ce ne è uno solo, rischierei di essere maleducato verso i miei paladini. Tra gli ultimi sicuramente posso dire quello dei Radiohead, che sta andando in loop a casa. Mi ci sono appassionato quanto mia moglie. E’ ancora il più grande gruppo della storia del rock. Ispiratissimo. Molto più dei loro ultimi tre.

 

Hai sempre suonato batteria e chitarra. Chi sono i tuoi punti di riferimento?

A livello tecnico non ce ne sono. O meglio, per la batteria ci sono stati, ma prima del ’97. Ad esempio Copeland. Per il resto probabilmente lo sono stati i dischi che ascoltavo e mi piacevano.

 

Perché hai scelto di vivere a Firenze?

Non l’ho scelto. Con la mia famiglia vivevamo in provincia di Arezzo e con la maggiore età ci siamo trasferiti per far proseguire gli studi a me e mio fratello. Ma nessuno li ha proseguiti.

 

Hai impostato la tua carriera o hai seguito l’istinto durante il percorso?

Non sono mai riuscito a pensare in termini di carriera. Credo che dal punto di vista pratico ne pago le conseguenze. Non ho mai fatto scelte strategiche. Quando pensavo di farlo era solo un distrarsi. Questo va in conflitto con una strategia. Piuttosto ho cercato di preservarmi. Penso di aver avuto successo, non fama. Ho fatto quello che volevo fare. In modo onesto. Ne sono orgoglioso.

 

Salmon Responsorial(e)

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