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Una domanda che si presenta ad ogni persona almeno una volta nella vita, e lo fa con insistente impellenza soprattutto nei momenti nei quali qualcosa va male: quando si rompe un’unghia, si fora il sacchetto dell’umido, o resta incastrata la cerniera in un lembo di tessuto; o magari ci si dimentica di togliere la moka
di caffé dal fuoco, ci si scorda di mangiare le uova prima della scadenza o,perché no, si viene colti in flagrante mentre ci si scaccola con cura certosina mentre siamo fermi al semaforo.

 

Questi frangenti, che spesso racchiudono i traumi che ci porteranno a iniziare una cura psicoanalitica, rappresentano anche quegli spunti unici dai quali ricavare pensieri e riflessioni circa la propria vita e la propria esistenza, la propria etica e i futuri bilanciamenti karmici. Compito primo dei poeti è cercare di spiegare queste sensazioni, queste spinte interiori post-traumatiche: Albano dice che questa fantomatica felicità non è altro che “un bicchiere di vino con un panino”. Zygmunt Bauman afferma invece che “La vita felice viene dal superamento dei problemi, dal risolvere le difficoltà.” (La teoria svedese dell’amore – Documentario). Anche se ho citato due delle più grandi menti mai esistite, non prendiamoci per il culo: non ci si può accontentare del pane e del vino o delle difficoltà. Dove sta la parola con
la F.?
E Instagram?
E Il Grande Lebowski?

 

Se qualcuno è stato più sincero di Bauman e di Mr. Carrisi, questi sono i Fast Animals and Slow Kids. Per chi non lo sapesse, i FASK sono un gruppo nostrano, amanti della birra e delle chitarre distorte. A Febbraio di quest’anno è uscito il loro ultimo album: Forse non è la felicità. Ho intervistato Aimone Romizi, il frontman, per sapere cosa ne pensa lui della felicità.

Ascoltatevi ‘sto podcast per scoprire cosa ne pensa e farvi anche un po’ gli affaracci altrui.

Baci Belli.
Salmonello.

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