I Sound System moderni sono impianti autocostruiti per la riproduzione di vinili soprattutto di musica reggae, roots e dub.

Prima della loro diffusione in Europa, grazie soprattutto alla scena londinese, è interessante approfondire il ruolo che questi hanno giocato nella cultura giamaicana, a cui sono legati a doppio filo. Bisogna infatti tornare nella Jamaica dei primi anni Cinquanta per veder sorgere i primi Sound, che inizialmente consistevano in un semplice grammofono e qualche sistema di amplificazione.

L’obiettivo era semplice ma efficace: attirare gente per ballare e riunirsi in strada, per viversi qualche giro di Rythm ’n’ Blues, andando alla ricerca di suoni sempre nuovi. Divenne un fenomeno tanto popolare che molti commercianti ne approfittarono per attirare gente nei loro negozi, contribuendo in modo sostanziale alla diffusione dei primi impianti.

Possiamo ora immaginare l’atmosfera che si creava tra mille diverse vibrazioni che coloravano le strade di Kingston e man mano che si moltiplicavano, i Sound diventavano sempre più elaborati. Nel giro di un decennio il mondo dei Sound System si trasformò in un vero e proprio business, ovunque, dalle parrocchie alle strade, erano presenti Sound System di vario tipo e dimensione pronti a scatenare le loro casse per proporre suoni ma soprattutto bassi.

Accadde in quegli anni che molte comunità caraibiche dovettero fare i conti con situazioni sempre più ai limiti, governi instabili e crisi economica spinsero circa un milione di persone a emigrare, soprattutto verso gli Stati Uniti, il Canada e Regno Unito.

Furono le comunità caraibiche del Regno Unito a diffondere in Europa la cultura Sound System, che divenne sempre più un simbolo identitario e ponte diretto con la madrepatria. L’influenza con l’Europa e la popolarità che avevano ottenuto i Sound System furono fondamentali nella diffusione della musica Dancehall soprattutto negli anni Settanta e Ottanta.

Tutti i Sound System in circolazione erano stati sedotti dai ritmi della Dancehall, a differenza di un unico protagonista della scena inglese, Jah Shaka, che non si fece travolgere dalle melodie emergenti, ma rimase più fedele ai suoni della sua terra. Scelta decisamente controcorrente in quegli anni che però gli permise di affermarsi come primo Sound System “roots”, con melodie e testi impegnati.

Saranno gli anni Novanta a consacrare Jah Shaka e il suo Sound System tra le pietre miliari della Sound System Culture, a lui infatti si rifaranno molti altri artisti in seguito per la costruzione di nuovi Sound System noti in tutto il mondo, come quello di Mighty Massa a Tokyo.

Anche l’Italia è stata investita dalle onde di vibes, ad oggi infatti è una scena molto attiva e produttiva, da nord a sud sono numerosi gli impianti autocostruiti dalle identità più varie come Black Star Line, Rise and Shine Sound System o Imperial Sound Army. A dimostrazione della diffusione capillare dei Sound System sono le numerose serate che vengono proposte anche nel nostro territorio veronese, la recente Sound System Conference – United we Stand – ha visto, con successo, la presenza di ben quattro impianti: RamaBass Sound System, Elefant Hi-Fi, Kalamina Sound System e il neonato Blue Shepherd Sound System, in una serata all’insegna di good vibes e Low frequencies.

Lucia in Salmon

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