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Credo sia d’uso più che comune sulla vostra terraferma utilizzare l’espressione “muto come un pesce” per indicare un essere umano che non proferisce parola, paragonandolo alla nostra proverbiale capacità di non emettere alcun suono quando apriamo e chiudiamo bocca.
Duole contraddirvi ma i pesci parlano. Ve lo assicuro io che ne ho viste e soprattutto sentite di tutti i colori … e di Salmona Vostra ve dovete fidà.

Non vorrei risultare cafona, ma credo di dovervelo dire per amore della scienza (Piero Angela, I feel you): quelli che hanno più problemi con la parola sono proprio gli esseri umani.
Siete partiti esprimendovi con le clave e i disegni rupestri, poi vi siete evoluti e – tra tavolette d’argilla, pergamene e frati amanuensi – siamo arrivati al XXI secolo, momento in cui si comunica attraverso aggeggi elettronici ed applicativi che io mai avevo visto in tutti i sette mari e che portano nomi dai suoni esotici: MESSENGER, TELEGRAM, UOZZAP.
Vi giuro, li ho studiati e ne ho davvero un’ottima impressione: clic, clic, clic e anche la distanza è sorpassata tra una sfilza di emoticon, quaranta secondi di messaggio vocale e due gif spedite al momento propizio. Tutto bellissimo… ma vi siete dimenticati come si fa ad esprimersi, pesciolini miei.

Non parlo qui di grammatica o di ortografia (Devoto Oli R.I.P.), ma proprio di parole, LEMMI, VOCABOLI, LESSICO. Ho letto quelle che osate definire conversazioni e sono rimasta impressionata dalla quantità esagerata di emoticon che utilizzate, per camuffare quello che volete dire o quello che non avete il coraggio di confessare. Vi faccio qualche esempio, perché quando non volete capire siete più duri degli stoccafissi.
Se gli state facendo una proposta, evitate di infilarci occhiolinamenti vari per “sdrammatizzare” la situazione. Gli state chiedendo di bere un caffè assieme, non di sposarvi e se lui ha bisogno di una faccetta gialla che strizza l’occhio per sentirsi libero di declinare gentilmente un invito, allora c’è qualche cosa che non va. Allo stesso modo, se avete bisogno di infarcire il vostro discorso di faccette per fargli capire che ci state provando allora, anche lì, deve essere andato storto qualcosa.
E poi i baci, bacini, bacetti e cuori battenti: sono pixel. Sono solo pixel su uno schermo.
Se vuole dirvi che vi ama o vi vuol bene, lo dirà con le parole, altrimenti non vale. E non sta certo a voi applicare un algoritmo che studi la frequenza delle sue emoticon pucciose, calcolando il coefficiente di romanticismo impiegato e di conseguenza l’intensità del sentimento che prova per voi. Non voglio nemmeno più sentire un ragionamento tipo:
mi ha scritto <> con un bacino con il cuore, forse vuole di più?
NO. Se vuole di più, i baci ve li dà sotto casa e pure con metro di lingua.

Il mio consiglio è quindi uno solo, semplicissimo. Voi che potete farlo con la voce in tutto il suo splendore: esercitatevi con la parola, vedrete la magia! Non ci saranno incomprensioni a causa di un cuoricino di troppo e se avrete le orecchie ben sturate, capirsi sarà semplice e tutto si rivelerà molto più intensamente.
Non credete che funzionerà?
Guardatevi allo specchio, se esistete è perché questo metodo funziona. I Vostri genitori mica si sono scambiati poke su MESSENGER, no?
(qui, per farla alla vostra maniera. ci andrebbe la faccetta “capisci a’mme” che allego).

 

capisciammme

Ma sentite, ho un’altra soluzione:
che ne dite se per corteggiarci tornassimo al telefono fisso?

SALMONA PASTURA 

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