Seguendo il nostro intento di conoscere e far conoscere le realtà che negli ultimi anni hanno popolato il quartiere di Veronetta, siamo andati a fare due chiacchiere con il proprietario dell’ Ettogrammo, un negozio di prelibatezze alimentari con una particolare vocazione ecologica: non c’è alcun packaging in plastica.

Che cosa fai nella vita e che cos’è l’Ettogrammo? Come ti è venuto in mente di aprire questa impresa? Come è partito e cosa vorresti che diventasse?
Vivo a Verona da 6 anni, da quando mi sono trasferito per amore, ma sono toscano, della Val di Chiana. Dopo diverse esperienze all’estero, dove la sensibilità ai temi ambientali è alta, ho dovuto reinventarmi in una nuova città che inizia ad essere sempre più attenta alle buone pratiche. Così è nata la voglia di portare qualcosa di nuovo a Verona che non fosse un semplice negozio o locale, ma un vero e proprio stile di vita.

Il risultato è Ettogrammo, una bottega che guarda al futuro con pratiche vecchio stile, per avvicinarsi a una alimentazione sana e un approccio meno consumistico nel fare la spesa: trovi cereali in grani e fioccati per la colazione, frutta secca e disidratata, legumi, farine, erbe aromatiche e spezie, semi, pasta, biscotti… tutto l’occorrente per un’alimentazione equilibrata e di qualità.
Si compra solo la quantità desiderata, a peso, senza dover fare scorte inutili, quindi senza packaging nel rispetto dell’ambiente già soffocato dai rifiuti plastici, e soprattutto i prodotti non provengono da agricoltura massiva industriale, ma possibilmente da piccoli produttori italiani, garantendo una qualità migliore e senza sfruttamento dei lavoratori (spesso sottopagati anche dai colossi del bio).
Lo scopo è quindi quello di riappropriarsi di un stile di vita più umano, e una spesa “sostenibile”, che non agevoli i colossi ma i piccoli produttori ormai schiacciati dalle richieste della GDO e che garantisca ai consumatori un prodotto sano e di qualità.
Vorrei che Ettogrammo diventasse la classica bottega di quartiere dove il contatto umano ha anche una funzione sociale, a differenza dell’anonimato e la freddezza dei supermercati e dei centri commerciali; un punto di riferimento non solo per chi è già convinto, ma un po’ per tutti, anche per gli scettici.

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Perché a Veronetta e non in pieno centro storico?
Ammetto di aver pensato inizialmente al centro storico…A parte il costo degli affitti decisamente proibitivo, accessibile solo alle grandi catene e insostenibile per i piccoli esercenti che come me provano a creare qualcosa di nuovo con solo le loro forze, il quartiere ti da quell’aspetto umano di cui parlavo sopra, che non avresti in centro storico dove i turisti vanno e vengono, sono solo numeri. Veronetta in particolare è il quartiere che più mi rispecchia di Verona, nel cuore della città ma fuori dal caos turistico, dove trovi un po’ di tutto, sia come persone che come negozietti e locali che negli anni stanno nascendo.

Com’è stata la risposta delle persone?
All’inizio c’è stata molta più curiosità di quanto immaginassi, la gente voleva proprio capire come funziona questa spesa a peso alla quale ci siamo disabituati, attratti dai sacchi e dai vasoni, dall’odore di spezie e dalla possibilità di comprare tante cose diverse, anche sconosciute perché tanto ne puoi prendere quanto vuoi. Ora ci sono i fedelissimi che portano i loro stessi contenitori per fare la spesa, anche se sicuramente i ritmi della vita moderna non si conciliano molto con il concetto del negozio, ma per fortuna c’è sempre maggiore consapevolezza.

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Apparentemente potrebbe far storcere il naso che, pur risparmiando sul packaging, si arrivi, invece, a spendere anche di più che in un normale negozio di alimentari. che cosa rispondi a chi alza queste critiche?
A parità di tipologia e qualità di prodotto, comprando sfuso si abbatte il costo del packaging, è vero. Ma paragonare i prodotti e i prezzi di Ettogrammo a quelli del supermercato è come paragonare un prodotto artigianale a uno industriale… non c’è paragone nel prezzo e tanto meno nella qualità. Se scelgo di abbandonare il packaging per motivi di sostenibilità ambientale, non posso scegliere un assortimento di prodotti sfusi che provengono da agricoltura massiva industriale (gli stessi del supermercato ma semplicemente senza confezione) perchè sarebbe un controsenso: si rispetta l’ambiente riducendo la plastica, ma non ci si preoccupa dei metodi di produzione che danneggiano l’ecosistema (e la salute). Come ho detto prima, i miei fornitori non sono gli stessi della GDO: i n alcuni casi si parla di prodotti con presidio Slow Food, inevitabilmente più costosi, mentre in altri casi, dove l’incidenza del costo del packaging è davvero molto molto elevata (come ad esempio per le spezie) il prezzo è effettivamente più basso del supermercato, solo che non abbiamo l’abitudine di controllare il quantitativo contenuto nelle confezioni, a volte ingannevoli. In altri casi ancora, i fornitori sono piccole realtà che producono quantitativi bassi che raccolgono personalmente (addirittura per alcuni prodotti particolari anche a mano!) e che fanno i conti con i raccolti magri a causa del maltempo e dai cambiamenti climatici… chiaramente il prezzo non può essere lo stesso di chi coltiva monocolture con grandi macchinari per il raccolto, pesticidi e fertilizzanti per ottenere grossi quantitativi e ricorre a manodopera sottopagata per essere competitivo.
Per fortuna c’è sempre più consapevolezza nell’acquisto di alimenti: se siamo disposti a pagare un prezzo maggiore per la carne dell’allevatore di zona perchè sappiamo che quella del supermercato proviene da allevamenti intensivi, dovremmo aspettarci che lo stesso ragionamento valga anche per legumi, cereali e tutto il settore agricolo.

Se fossi Sindaco di Verona, o anche solo Assessore alla Cultura, che cosa faresti nei primi 100 giorni?
Interverrei sulla viabilità del centro storico e delle zone limitrofe: troppo traffico in strade piccole e aria irrespirabile stanno diventando spesso normalità, riducendo la vivibilità delle zone più belle della città. Inoltre rivaluterei Piazza Isolo, al momento un po’ abbandonata a se stessa, e altre zone adiacenti il centro, includendoli in alcuni itinerari delle grandi manifestazioni veronesi che a volte soffocano zone ad elevata affluenza turistica, costringendo i cittadini stessi ad evitare il centro.

 

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