Sensazioni da conto alla rovescia. Quando il conto alla rovescia è globale, quando l’ umanità intera si prende per mano e salta nel nuovo anno. Poco prima della mezzanotte tutti a tirare le somme dell’anno passato, un attimo più tardi ci si getta alle spalle gioie e dolori e via ai buoni propositi per l’ anno che incomincia. Ne abbiamo bisogno di questi check-point annuali sulla linea del tempo: ci permettono di fare il punto della situazione, di voltare pagine scarabocchiate e di inaugurarne di bianche. Ne hanno bisogno gli individui, a maggior ragione ne hanno bisogno l’azienda, la banca, l’associazione culturale, la giunta comunale ed i consigli regionali, insomma tutti gli enti e le cerchie sociali che vivono di scadenze e di obiettivi, che inevitabilmente vedono la notte di San Silvestro come il giro di boa da cui ripartire per le sfide del futuro.

E così domani si chiude lo schizofrenico 2017, inaugurato con l’ elezione alla Casa Bianca di Donald Trump, proseguito tra guerra all’ISIS, guerra al terrorismo nelle capitali europee e guerra ai migranti sui confini del vecchio continente, concluso con la geniale decisione made in USA di spostare l’ ambasciata in Israele da Tel-Aviv a Gerusalemme, scelta unilaterale che rischia di allargare spaccature già profondissime. Per non parlare dello scandalo Weinstein che ha investito Hollywood e che ha aperto inesorabilmente il sipario su quell’enorme problema della violenza sulle donne, che essa sia perpetrata in contesto lavorativo o dentro le mura domestiche.

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In Italia il governo Gentiloni ha attraversato quasi indenne il 2017: si è finalmente votata una legge elettorale che ci porterà alle urne la prossima primavera, si è ricominciato a parlare con convinzione di leggera crescita economica dopo 10 lunghi anni di crisi, si è acceso il dibattito sul tema dei diritti, culminato con l’approvazione della legge sul biotestamento e con l’ ennesimo rinvio della legge sullo ius soli; la macchia più grande, chiaramente dopo  il dramma dell’esclusione dai prossimi mondiali in Russia,  rimane il decreto Minniti-Orlando sull’immigrazione e l’ impegno governativo a bloccare il flusso migratorio dal Mediterraneo, mettendo i bastoni tra le ruote agli eroi delle ONG con un codice di condotta che ha di sicuro poco a che fare con le buone maniere.

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Ma noi salmoni sguazziamo nelle acque dell’Adige, e dalla fredda corrente del fiume tiriamo le somme del 2017 veronese: abbiamo seguito con passione la serrata campagna elettorale della primavera, conclusasi con l’elezione a sindaco di Federico Sboarina; ci siamo strappati ciocche di capelli alle inaugurazione di quei colossi del consumismo 3.0 come Adigeo ed il nuovo Esselunga; abbiamo pianto lacrime amare per la telenovela Melegatti; ah, ed abbiamo di nuovo due squadre di calcio in serie A.

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Queste erano le pagine scarabocchiate, macchiate d’inchiostro e di caffè, del capitolo duemiladiciassettesimo del grande romanzo universale; domani si compra una penna nuova, si volta pagina e si comincia a scrivere, ad individuare obiettivi, a fare promesse, a tenere d’occhio le nuove scadenze. Noi di promesse non ne facciamo, è prassi politica da cui ci teniamo ben distanti, ma di obiettivi ne abbiamo così tanti che non c’è più spazio per i post-it sul frigorifero: i Salmoni vogliono conquistare il mondo, ed il 2018 potrebbe essere l’ anno giusto.

E voi, che siate a festeggiare al Colorificio Kroen, al Jack The Ripper o persino sul liston in Piazza Brà, ricordate che anche questo nuovo capitolo, come i duemiladiciassette precedenti, si scrive esclusivamente in penna! Non cancellabile!

 

 

 

 

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