Salmon per Fucina Culturale Machiavelli

Dopo il successo dell’anno scorso che aveva lasciato decine di persone fuori dal teatro, Fucina Culturale Machiavelli ha deciso di replicare lo spettacolo del collettivo Generazione Disagio: Dopodiché stasera mi butto.

Generazione Disagio

Per capirne di più abbiamo deciso di telefonare a Enrico Pittalunga, fondatore del collettivo e coautore dello spettacolo. E abbiamo anche riso.

Generazione Disagio… qual è il disagio?

Il disagio è non sentirsi al momento giusto e al posto giusto, sia storico che sociale che politico che anche di età. Riguarda per lo più la generazione dai 25 ai 45 in cui, per valori che ci sono stati passati, per consuetudine o semplicemente affinità coi genitori, coi nonni, col passato, avremmo tutti dovuto avere una vita più o meno stabilizzata, una famiglia, dei lavori, delle cose che ci davano delle sicurezze. E invece ci troviamo incastrati nella condizione di eterni giovani… ci si ritrova calvo a fare l’happy hour e a provarci con le ragazzine – sto parlando di me tra l’altro.

Ah ah… non solo tu.

Sì, anche perché varie strutture culturali, come i finanziamenti, ti considerano giovane almeno fino a 35 anni – “under 35” oggi vuol dire “ragazzini”. Quindi si sposta sempre più in là il momento dell’età matura e questo comporta un disagio reale, perché comunque il tuo corpo invecchia. È come una nuova classe sociale nell’età dell’annullamento delle classi sociali che sguazza in questo disagio di cui si fa anche fiero portabandiera… [voce da milanese imbruttito] “troppo disagio”, “come ci spacchiamo”, “quanto ci divertiamo”: diventa ironico. Tutti noi speriamo che questo spettacolo possa essere una chiamata alle armi ironica, satirica, tagliente, per capire che possiamo e dobbiamo essere felici delle scelte che compiamo nella vita.

Per arrivare a dire Dopodiché stasera mi butto… davvero?

Lo spettacolo consiste in 30 caselle verso il suicidio e i nostri personaggi sono pedine. Fanno parte di questa generazione disagio ma dicono: “Noi stiamo vivendo male, abbiamo trovato una soluzione: dobbiamo vedere la vita al contrario, cioè ci hanno detto che cosa era positivo e che cosa era negativo e noi dobbiamo invertirlo. Quanto più saremo bravi a rovinare le nostre relazioni, il nostro ambiente amicale, lavorativo, economico, sociale, tanto meno ci aspetteremo dal futuro e tanto più saremo felici, perché abbassando le aspettative potremo arrivare al giorno in cui vivere o morire non conterà più e ci potremo suicidare col sorriso”. Quindi il Disagio è la strada: Disattenzione, Disaffezione e Disinteresse. Le tre D. Quasi fosse una nuova filosofia new age che propiniamo al pubblico come in una convention alla Fight Club, invitandolo a fare una partita di prova con noi.

Un gioco da tavolo in cui anche il pubblico ha un ruolo?

È una sorta di gioco dell’oca, in cui i nostri personaggi, aiutati da un maestro dei giochi che coordina il rapporto con il pubblico, devono avanzare. Allora se ti lasci con la tua fidanzata o sei un esubero al lavoro o non ti rinnovano il contratto, ecco che avanzi e sei contentissimo perché finalmente ti lasci alle spalle le illusioni; se invece ti innamori o trovi parcheggio sotto casa, ecco che indietreggi e perdi posizioni perché ti illudi che la vita sia bella. Poi c’è una parte in cui il pubblico viene invitato a prenderci a pallinate per far cadere i piatti dell’happy hour ricolmi di tartine mentre noi dobbiamo restare assolutamente superficiali senza mai approfondire i discorsi, su varie tematiche: bisogna restare assolutamente da bar. È una cosa divertente, ma anche satirica, a tratti greve.

Lo spettacolo in sé, al contrario, va a gonfie vele: l’avete portato in giro per l’Italia…

Già, adesso tra l’altro ti sto parlando da Roma, dove abbiamo appena festeggiato 100 repliche. Siamo stati in tante regioni e abbiamo vinto diversi premi: è uno spettacolo che ha avuto una vita felice e ricca. Molte persone ci hanno dato una mano ed è cresciuto tanto negli anni.

Siete anche già stati a Verona, sempre a Fucina: cambierà qualcosa rispetto all’anno scorso?

Lo spettacolo è lo stesso, ma ci sono delle cose diverse. Ci sono le parti di interazione con il pubblico che cambiano da sera a sera e tante battute sull’attualità più cogente che, come nella tradizione satirica di sempre, vengono aggiornate di giorno in giorno secondo i fatti di cronaca. Poi, siccome era rimasta della gente fuori, abbiamo deciso con i ragazzi di Fucina Culturale Machiavelli di riproporlo, anche in vista della settimana prossima, quando torneremo con il secondo spettacolo.

Generazione Disagio

Se non sbaglio con Fucina organizzate anche un workshop.

Esatto. Nei giorni successivi fra questo primo spettacolo e il secondo, dal 15 al 17. Faremo lavorare le persone con il nostro metodo, cioè la narrazione di drammi e disagi quotidiani attraverso l’inversione e il ribaltamento comico. Il paradosso dell’ironia ci aiuta a scardinare certi meccanismi, perché aumentarli, ingigantirli e metterli in ridicolo ci aiuta a individuarli meglio innanzitutto, a farci una risata sopra e ci si augura a saper innescare un meccanismo di cambiamento. Appunto sia lo spettacolo che il laboratorio ambiscono a essere in qualche modo rivoluzionari: aumentiamo molto lo schifo, la banalità e la grettezza in cui annaspiamo, per invitare all’azione, a scegliere, ad approfondire, a rischiare, a studiare.

A questo punto non vedo l’ora di vedere lo spettacolo, anche perché è un tema da salmoni. Perché i salmoni…

Controcorrente!

A Verona, ci proviamo. Siamo nella stessa corrente contraria.

Speriamo che non ci acchiappi l’orso.

Locandina Dopodiché stasera mi butto

 

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