Il libro del nostro eden prosaico e caciarone dove sorgono, a volte, alcune “architetture del sollievo” tipo le carezze

Lui: “Atti osceni in luogo privato” di Marco Missiroli (2015, Feltrinelli)

Pagine: 249

Dedica: A Maddalena, c’est toi.

Dedica/2: Alla fine uno si sente incompleto ed è soltanto giovane. (Italo Calvino)

Tempo di masticazione: due sere in mezzo alla settimana

Da provare: quando ci sentiamo privati di qualcuno

Indicato per: chi, anche se non l’ha detto, l’ha provato

Sapore: forse, quel Mc menù mangiato di nascosto da se stessi e taciuto a tutti gli altri

Assaggio:

“L’osceno è il tumulto privato che ognuno ha e che i liberi vivono. Si chiama esistere e, a volte, diventa sentimento”.

Perché:
Dovevamo parlare d’altro, dell’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio, per dirne una, in ossequio a quella cosa che chiamano “essere sul pezzo” e spesso e volentieri vuol dire, semplicemente, fare gli indolenti e scopiazzarsi con grazia. Noi parliamo di un libro che è stato il caso del 2015. Sarà anche laniccia nella vostra memoria ma, ai tempi, le montagne le aveva mosse quella fessura di sedere sbattuta in copertina per fare man bassa di lettori occasionali tra gli scaffali della Giunti. A me il libro l’hanno regalato qualche settimana fa, forse, proprio per questo. Il mio donatore è stato condotto all’acquisto dal richiamo sirenesco di due chiappe appena interrotte dal titolo in rosso. E benedetti i suoi ormoni, mi vien da dire. “Atti osceni in luogo privato” è così magnetico che lo inizi il martedì sera e ci pensi al lavoro scalpitando sul pc fino al mercoledì notte, quando lo chiudi, ti guardi intorno e ti chiedi da dove, da che lato, da che dannato angolo iniziare a raccogliere su, e mettere in un sacchetto la polvere della tua vita così ferma da apparire stanca. Dentro queste 249 pagine c’è tutto, ovvero le tre cose che importano davvero: l’amore, la morte, il tempo.

Sesso quanto e come:
Non è altro che la storia di Libero Marsell, ragazzino italiano traslato a Parigi e ripiombato a Milano da uomo. C’è sua madre che si fa beccare, come direbbero gli americani, in flagrante delicto, mentre fa un pompino all’amante. Poi c’è suo padre, uomo grandioso, costretto alla schiavitù melanconica non tanto del tradimento, quanto del rimpianto. Non serve che vi dica che il libro è diviso in sezioni (Infanzia, l’Adolescenza, la Giovinezza, Maturità, Adultità) perché basta andare ovunque sul web e vi svelano la solita tiritera del romanzo di formazione. Ma voi credeteci fino ad un certo punto perché il sesso, come ogni altra forma di conoscenza, è sempre friabile e perduto il giorno dopo che si è creduto di stringerlo. Il tempo scorre e anche per Le Grand Liberò, come lo chiama l’amica bibliotecaria che gli farà vedere le tette soavi una volta sola e poi mai più, arrivano gli amori pensati e poi quelli consumati. La grande fregatura dei sensibili è che il corpo, per quanto corra, è sempre secondo: la testa è già lì da ore, che fabbrica futuri immaginati. Per lenire gli strazi Libero ci va giù pesante con Camus e il suo “Straniero”, Buzzati, Sartre ma con moderazione, Mentre “Morivo di Faulkner” e pure una valanga di film di Truffaut.
Missiroli regala frasi intere alle citazioni, e così finisce per sembrare un intelligente demiurgo capace di rimescolare le urla sublimi della letteratura nella sua sintassi elegante, certosina nel lessico, perfetta nell’architettura che invita a sottolineare, a sottolineare ancora e poi a farle scendere quelle due lacrime. A tanti feroci lettori questo aspetto non è andato giù, a noi, invece, è piaciuto. Perché è un esercizio intimo evocare le letture, i film, le musiche che ci hanno determinato. Si tratta dello stesso identico pudore silenziato che circonda la nostra carne quando raggiunge le sue cime, a furia di carezze.

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Marco Missiroli e il suo sguardo che molte ne colpì. Il prossimo libro sarà sulla Fedeltà, uscirà per Einaudi tra 2019-2020

 

Una specie di morale:

“Perché in fondo la gioventù è più solitaria della vecchiaia”, ci dice Libero con la voce di Missiroli ad un certo punto. E così, condannati da “quella particolare attrazione per le grandi speranze”, deambulanti a malapena, o solo stanchi, ripassiamo con la memoria tutti i nostri affetti marciti, gli slanci affievoliti, gli amori frantumati, sperando di venire a patti con tutta quella tenacia impiegata per non sostituirli. Un giorno, senza annunciarsi, farà capolino il momento atteso da una vita con intermittente consapevolezza, quello in cui conosceremo la devozione. La forma più stupenda di oscenità.

Salmonita

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