Verona è senza dubbio una città d’ arte, lo testimoniano 365 giorno all’anno le orde di turisti che passeggiano in centro, pronti a immortalare in foto tutti i monumenti e gli angoli caratteristici della città scaligera.

Ma la domanda è: Verona è anche una città a misura d’ artista?

Insomma, noi celebriamo e contempliamo le grandi opere del passato che contraddistinguono lo spazio urbano, ma basta questo perché Verona possa essere definita città d’arte?

Come si pone la comunità nei confronti della produzione di nuovo materiale artistico ed in particolare verso la street art?
In effetti non possiamo certo definirci all’avanguardia in quest’ambito: gli attuali regolamenti su artisti di strada e street art sono a dir poco restrittivi e non tengono conto dell’evoluzione che queste discipline stanno sperimentando negli ultimi anni, né della percezione che i cittadini hanno di esse.
Dello stesso avviso è Tommaso Ferrari, consigliere comunale di Verona Civica, che ha presentato di recente due proposte di regolamenti a Palazzo Barbieri: “Verona è chiamata ad aprirsi a nuove forme di espressione artistica che arrivano soprattutto dalle generazioni più giovani” afferma il consigliere e, per quanto riguarda la street art, aggiunge che “essa ha in molti casi riqualificato aree urbane degradate, ed in molte città sta diventando motivo di attrazione turistica”.
Se un paragone con la dotta e libertina Bologna risulta insensato, quantomeno per la differente concezione che hanno le due comunità del ruolo dei giovani nelle espressioni artistiche cittadine, è lecito confrontare la situazione scaligera con quella dei vicini padovani: lungo il Piovego, oltre a valorizzare la basilica di S.Antonio e la cappella degli Scrovegni, il Comune ha deliberato già nel 2011 in materia di street-art: gli emergenti ‘Giotto di strada’ hanno a disposizione tre tipologie di muri, identificati e distinti dall’Ufficio Progetto Giovani in muri palestra, muri intermedi e muri centrali. È proprio su questa suddivisione che si basa il nuovo regolamento proposto in sede comunale. L’abbiamo spulciato e ve ne esponiamo un breve resoconto: preso atto che il comune di Verona promuove lo sviluppo della cultura e la libertà dell’arte, riconosce il fenomeno della Street Art come una nuova espressione giovanile e ne consente lo svolgimento nel territorio comunale, esso si impegna ad individuare un elenco di superfici idonee alla realizzazione di opere; sarà compito delle singole Circoscrizioni e degli uffici comunali identificare tali muri, distinti secondo un criterio di utilizzo in muri palestra, intermedi e centrali.

Anche i privati cittadini potranno segnalare la presenza di potenziali muri idonei all’ufficio per le politiche giovanili; presso tale ufficio dovrà presentare domanda chi vuole usufruire dei muri intermedi e centrali, sottoscrivendo un modulo di iscrizione al “Registro degli artisti” e mostrando il proprio curriculum artistico e le bozze dell’opera da realizzare. Nei muri intermedi la permanenza dell’opera sarà di un anno, nei muri centrali varierà tra i 3 ai 10 anni, a seconda del valore artistico di essa. Per quanto riguarda i muri palestra, saranno dati in gestione per periodi di almeno un anno ad associazioni culturali o privati cittadini che ne faranno richiesta; l’opera realizzata dovrà rimanere visibile per almeno due settimane e il gestore garantirà una sana alternanza tra le opere al fine di dare spazio a tutti gli artisti. I limiti imposti ai writers saranno il divieto di disegnare qualsiasi cosa che possa risultare offensiva del pubblico pudore, intollerante nei confronti di religione, etnia e genere, ed inoltre qualsiasi messaggio pubblicitario o propagandistico esplicito. Infine, il regolamento prevede un periodo iniziale di sei mesi dall’approvazione in cui sarà avviato un progetto pilota in una delle Circoscrizioni del Comune; al termine di questo periodo, il progetto potrà essere avviato in tutto il territorio comunale, con eventuali migliorie derivanti dall’esperienza pilota.

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Che dire, se non che ci auguriamo che il progetto prenda effettivamente vita e che rappresenti il turning point nel rapporto lungo e travagliato tra l’aerosol art e la città scaligera: di recente mi è stato regalato un libro, stampato dalla Fondazione Cariverona, intitolato “Verona Writers: Aerosol art scaligera dal 1984 al 2014”, che testimonia l’esistenza di un fervente sub-strato culturale ed artistico affine alla Street Art già a partire dalla metà degli anni ’80. Esso descrive il rapporto del writing con la cittadinanza veronese e con i suoi organi amministrativi come complesso e contraddittorio: la forte componente d’illegalità del movimento, la scarsa conoscenza delle reali caratteristiche del fenomeno hanno portato negli anni a riformulare più volte la fatidica e semplicistica domanda “Artisti o vandali?”, alla quale l’opinione pubblica ha risposto, in linea con l’immagine fornita dai media locali, scegliendo l’accezione negativa del writer-criminale. Questo almeno fino al volgere del millennio: dal 2000 le occasioni di incontro tra writers ed istituzioni aumentarono, grazie a spazi come il Centro di Aggregazione Giovanile del Saval, al contributo di associazioni come Briganti di Sherwood e di gallerie d’arte come Arte e Ricambi. Un’altra volta, dopo le elezioni del 2007, il rinnovamento politico ai vertici dell’Amministrazione fece sì che i rapporti tra writers e Comune si raffreddassero notevolmente: così, tra passi in avanti e cambi di rotta, siamo arrivati al 2018 con l’urgenza, ben colta dalla proposta di Verona Civica, di regolamentare in modo corretto questa corrente artistica di strada.

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Agli scettici, a chi al domandone già citato è ancora tentato di rispondere “Vandali!”, occorre compiere uno sforzo interpretativo e osservare che il graffitismo rappresenta l’unica espressione artistica che, negli ultimi decenni, abbia offerto opportunità concrete per la realizzazione di grandi decorazioni pittoriche esterne, ridando vigore alla tradizione di affrescare, a partire dai secoli XV e XVI, le facciate degli edifici pubblici e delle case private: questa inclinazione, sommata allo spiccato interesse del writer a valorizzare i luoghi e gli oggetti ritenuti convenzionalmente i meno interessanti degli agglomerati urbani, ha la capacità di contribuire moltissimo a riscattare le periferie metropolitane dalla propria condizione di anonima e indifferenziata marginalità.
Dunque, Verona città a misura d’artista?

Teniamo d’occhio la prossima mossa sugli artisti di strada, nel frattempo disegniamo salmoni su fogli e foglietti in attesa di questi benedetti muri palestra!

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