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La primavera è finalmente esplosa tra colori e profumi e in Sicilia si inizia a sentire quell’aria tiepida che viene da lontano, ma nemmeno troppo, che si chiama scirocco. Me la sento addosso questa energia ricca di storia, mi carica di sensazioni ed emozioni dense che odorano di casa e di calore del sud. Durante questo ultimo periodo, lungo circa un mese, dove si sentiva parlare di agnello, Pasqua, feste, dolci e mandorle, ho seriamente pensato che da questa Sicilia non me ne vorrei andare mai. Ho pensato, in tutta sincerità, che potrei imparare a fare la pasta di mandorle e pistacchio, buona e morbida come solo a Favara la sanno fare e con questo composto modellare agnelli in occasione della santa Pasqua ricavandone un compenso in denaro. 

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Dovete sapere che a Favara il dolce tipico pasquale è appunto questo modesto agnellino fatto di sola pasta di mandorle e pistacchio ricoperto di glassa. I favaresi lo adorano e come vi dicevo, da un mese a questa parte, vedo dolci agnelli in ogni dove agghindati a festa. Infatti, una volta ricoperto l’agnello di glassa, si iniziano gli ornamenti: il collare di marzapane, il cioccolatino incastonato nel fianco, la rosa di caramello in testa, le perline di zucchero duro color argento a mo’ di collana, fiocchi, fiocchetti e chi più ne ha più ne metta pur di non far sfigurare il proprio agnello, poverino.    

Le feste pagane del sud sono molto suggestive, sentitissime e celebratissime. Io, il giorno di pasqua l’ho passato con Ilaria a casa di Fabio, un ragazzo che collabora con la Farm Cultural Park da molto più tempo di noi, si occupa di scambi culturali tra Favara e il mondo. Fabio, con la sua famiglia vive ad Agrigento in collina.

La sua sua casa ha un grande giardino dove crescono principalmente alberi di limoni, piante di fave e dei piccoli fiori gialli selvatici che il nostro caro amico chi ha offerto come benvenuto cogliendoli direttamente dal campo e invitandoci a succhiare il gambo per godere del loro gusto acidulo in preparazione al pranzo.

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La numerosa famiglia di Fabio era tutta seduta attorno ad una lunga tavolata che comprendeva una ventina di persone tra genitori, figli, zii, nonni, nipoti e amici. E noi. Inutile dire che le pietanze erano svariate e buonissime. Il banchetto è durato circa tre ore: salumi e formaggi come antipasto, una generosa pasta al forno come primo piatto, poi per accontentare tutti i gusti, sono state servite varie portate di agnello in diverse salse. Infine quattro tipi di dolci, uno più ricco dell’altro. Frutta, caffè, amari e digestivi vari a chiudere il cerchio. Un’esperienza assolutamente verace e genuina. 

Mi sento di dover ringraziare in particolare modo la mamma Alfonsina (per gli amici Zina) che non ha mancato di attenzioni, assicurandosi che avessimo sempre il piatto e il bicchiere pieno. Un po’ meno lo zio Alfonso (tuttologo) che, passando dietro la sedia in maniera silenziosa, ha continuato ad allungare, a tradimento, pezzi di agnello nel mio piatto: in segno di affetto, questo è chiaro, anche se io non avevo alcuna possibilità di oppormi a quel caro gesto. In ogni caso, ci siamo alzati da tavola alle cinque del pomeriggio, gonfi, felici e soddisfatti. La cosa più folle, però. resta il fatto che quello stato di lievitazione era perl loro assolutamente nella norma e che dopo tutto, da lì a poco si sarebbe dovuto pensare alla cena! -.-

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