Proseguendo nel nostro intento di conoscere e far conoscere le realtà che popolano il quartiere di Veronetta, siamo stati a fare due chiacchiere con Nicolò e Jennifer, proprietari dello storico Pedrotti, locale di Via Venti Settembre.

Com’è nata l’idea di aprire il locale? E come mai qui in Veronetta?
Una botta di culo: avevamo adocchiato il locale e poi, pace all’anima sua, il proprietario è deceduto e si è presentata la possibilità di acquistarlo. Eravamo convinti che il bar si chiamasse Pedrotti, ma in realtà l’insegna si riferiva semplicemente alla marca di caffè: il bar si chiamava solo Bar! Dal momento che per tutti era ormai il bar Pedrotti, abbiamo voluto rimarcare il concetto.
Al di là di questa gag, è da quando siamo ragazzini che gravitiamo intorno al quartiere di Veronetta  perché c’è un substrato culturale diverso dal resto della città, più giovanile ed aperto: quindi chiaramente il bar lo volevamo aprire qui e ormai siamo aperti da due anni!

Una delle caratteristiche che saltano all’occhio entrando al Pedrotti è che, a differenza di altri locali, non è una ricostruzione di un ambiente che non c’era…si può dire che avete mantenuto integra la storia del locale?
Si hai ragione…questo è un locale storico, aperto dal 1962; prima, negli anni ’40, c’era una bottega di alimentari e, prima, ancora di “decorazioni e pitture”. Insomma, se hai un bar che vive da così tanti anni è da stronzi sfigurarlo per metterci il bancone bianco e gli sgabelli rossi dell’Ikea. Ci piaceva mantenere una linea di continuità con la storia del locale, è anche una questione di nostro gusto personale: hai visto la Lancia Beta coupé marrone parcheggiata fuori? È la mia!!!
Non è comunque stato facile, perché c’era pure del brutto e noi abbiamo cercato di aggiungere solo cose in stile: trovare la lampada anni ’70, le locandine dei film, l’arredamento in stile è stato difficile.

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Da cliente, entrando nel locale si può notare una sottile discrepanza tra il vostro stile, lo stile del locale e la musica che mettete su…sono io che non capisco niente o siete d’accordo?
In realtà ti assicuro che dipende dai giorni! In generale sì, mettiamo spesso su del sano punk-rock e non vestiamo anni ’70 semplicemente perché a livello anagrafico non siamo cresciuti in quegli anni: c’è però un filo che unisce queste scelte ed è che rientrano tutte nel nostro gusto, in effetti un po’ eclettico.

Si, eclettico rende bene il concetto…e chi sceglie gli alcolici? Qual è l’idea di bar che volevate proporre?Siamo soci e ci dividiamo i compiti a seconda delle competenze ed i gusti che abbiamo. Per esempio, Jennifer si occupa del vino e delle grappe, del whiskey che a me proprio non piace, io magari vado a cercare il Gin…l’unione fa la forza! Il nostro lavoro è sì servire e fare cocktail, ma c’è anche tutta la parte di ricerca sull’alcool: non abbiamo un solo fornitore per tutti gli alcoolici. Ci sbattiamo, ci informiamo, assaggiamo per trovare i migliori fornitori con le loro peculiarità!
L’idea è di avere un bar bello, accogliente, dove noi serviamo le cose come ci piacerebbe fossero fatte a noi, mantenendo un prezzo decente pur avendo una grande scelta, senza le pretese di un gran cocktail bar che se la tira: come serviamo i punk e gli anti-fascisti serviamo l’avvocato in giacca e cravatta, allo stesso modo.

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Più di qualcuno, ad esempio, viene qui perché vuole bere la Delirium Tremens, famosa birra belga: non ce l’hanno in tanti, e voi sì… Un’altra “botta de culo”?
No dai, questa è stata una scelta ragionata: abbiamo trovato il fornitore e la birra ci piace molto. Colgo l’occasione per raccontarvi un altro sketch: durante queste vacanze di Natale, l’importatore italiano della Delirium è venuto fino a qui per capire come mai un baretto così piccolo ne consumasse così tanta. Fatalità quella sera ha incontrato i due maggiori consumatori locali di Delirium Tremens, e la serata si è conclusa con il fornitore, il signor W., che rincasava barcollando! Queste sono grandi soddisfazioni!

E il dj set? Ogni quanto lo proponete?
A caso! La nostra idea è tenere sempre i piatti disponibili: chiunque può portare i dischi e suonarli…e sarà nuovamente così non appena ripariamo la console: pure voi salmoni, se mi dite che volete venire a suonare ben venga, unici generi non tollerati metal e house!
Non solo, qui di fianco al mixer abbiamo legato la macchina fotografica del popolo, a disposizione di chiunque voglia catturare un momento di ubriachezza molesta al Pedrotti!

Grandi! Vi prendiamo in parola, eh! Secondo voi il fatto che negli ultimi anni stiano aprendo parecchi locali qui nei dintorni vi penalizza in qualche modo?
Assolutamente no, anzi! Per esempio lo Speziale ha aperto qui davanti e noi paradossalmente lavoriamo di più perché abbiamo pubblici diversi, con abitudini differenti che spesso, ad esempio, vanno per aperitivo da loro e poi da noi! Che poi l’obiettivo non è farci concorrenza spietata, ma lavorare tutti: se la gente si sposta in questa zona perché aprono posti interessanti, va a vantaggio di tutti! Siamo molto contenti che aprano nuovi locali. La fortuna qui in Veronetta è che tra commercianti ci conosciamo e siamo tutti amici, quindi collaboriamo molto: addirittura ogni tanto lasciamo solo il nostro dipendente e andiamo a bere una birretta al Malacarne e poi torniamo a lavorare…questo è il rapporto che si è instaurato tra di noi: “mi serve la tonica? Toh!”, “Ti serve il Martini? Toh!” È bello perchè riuscire a collaborare fa la metà del lavoro, perché ce la viviamo bene tutti e apriamo sempre con serenità!

Tutto vero, i buoni rapporti con gli altri commercianti sono indispensabili, ma per aprire con serenità è fondamentale anche che voi due non vi lanciate dietro gli sgabelli: dopo due anni riuscite ancora a sopportarvi?
Non ci crederete ma abbiamo cioccato di brutto solo una volta, quest’inverno: durante le vacanze di Natale abbiamo lavorato senza sosta e per due settimane siamo stati insieme 15h ore al giorno. Alla fine, scarichi, per una cazzata, è venuto giù il finimondo ma siamo amici da tanti anni e contiamo di essere amici e soci ancora a lungo!

 

 

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