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Oje como va?

Muy bien, hermano!   

Ormai è più di 2 mese che siete via. Cosa ve ne pare?

In sintesi?

Siamo felici!

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2_Ma spiegateci un secondo; perché siete partiti? Una bella casetta, 2 bei lavori, tanti amici, tante belle passioni… perché mollare tutto e andare in cerca di qualcosa di meno sicuro, che addirittura mette in dubbio le vostre certezze?

M: È ben difficile conoscere il mondo rimanendo a casa propria (cit. Voltaire), anche se casa ci piace. Quindi, prima ragione: la curiosità. Siamo due salmoni di Verona curiosi di conoscere luoghi, persone, culture di altre correnti. Puoi tenere a bada la curiosità per anni, ma poi scoppia, come una bomba ad orologeria… ed è meglio affrontarla ai 30 anni che trascinarsi in là i rimpianti, no?

2° ragione: i sogni sono un affar serio! Viaggiare per un periodo senza vincoli è un desiderio che ci stava alle calcagna da anni, non scherzo. Quando abbiamo chiuso casa e abbiamo impilato i libri negli scatoloni, tra le mani mi è capitato “L’arte di viaggiare” di Alain De Botton. L’avevo regalato a Bri, non so per quale occasione, e nella prefazione c’era scritto: “A quando la partenza?” Era datato nel 2008! Dai, dopo 10 anni, abbiamo preso coraggio.  Precisiamo: non si tratta di fuga perché entrambi facevamo un bel lavoro a cui dobbiamo molto, che ci ha fatto crescere parecchio e che ci dava soddisfazioni. Senza contare che abbiamo avuto la fortuna, non scontata, di lavorare per anni nel campo in cui ci siamo formati. Io come coordinatrice di un Onlus veronese attiva localmente e nel campo della cooperazione internazionale, Bri come web designer per una delle migliori agenzie d’Italia. Però il lavoro, anche se ci manca,  si prendeva la maggior parte del tempo e avevamo bisogno di riappropriarci delle ore, di un modo nuovo di vivere le mattine, i pomeriggi, le sere (3° ragione). Stare più in strada, tra le persone e la natura, e meno davanti al computer (4° ragione).

Lasciare una bella casa? Con un po’ di fortuna, si ritrova! Gli amici? Le relazioni vere non soffrono il tempo e lo spazio, vero hermano? Certo a volte la distanza fa salire la malinconia, ma mica non ci si vede più! E poi siamo salmoni digitali. Non è stato facile abbandonare le certezze, ma rinunciare all’ordinario per lo straordinario può dare molta energia.

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B: L’idea è di viaggiare ma anche di tornare. Le nostre radici sono in Italia, non è nelle nostre intenzioni ricrearle in un posto nuovo. Non è stato facile organizzare tutto, mollare il lavoro, la casa, gli amici, i giradischi ma dopo qualche giorno in Messico avevamo capito di aver fatto la scelta più giusta, almeno per noi. L’altro giorno abbiamo conosciuto una coppia di insegnanti tedeschi, trentenni, che sono in viaggio da diversi mesi, tra Asia e Americhe, sfruttando il loro “gap year”. In Germania gli insegnanti, e non so quali altre professioni, hanno diritto ad un anno sabbatico all’interno del loro contratto di lavoro. Durante l’anno il loro stipendio è ridotto, ovvio, al rientro però, hanno di nuovo il loro posto di lavoro, nuove energie e un’esperienza in più alle spalle. Nel 2016 andai al KIKK Festival (festival di arte, design e comunicazione) a Namur (in Belgio), grazie ad Aquest (l’agenzia web per cui lavoravo e a cui devo tantissimo), e ascoltai lo speech sul concetto di bellezza di Stefan Sagmeister, uno dei migliori Graphic Designer contemporanei. Per vivere a pieno e sviluppare la creatività diceva che è fondamentale “staccare la spina”. Il suo studio di New York, ogni 5 anni, chiude per un anno. Anno in cui lui, e tutti i colleghi dello studio non lavorano ma semplicemente viaggiano, fanno nuove esperienze, per poi ritrovarsi 365 giorni dopo con nuovi spunti e idee. Questo per dire che se solo il sistema riconoscesse questi valori non avremmo dovuto mollare tutto per viaggiare qualche mese.

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3_Qual è il piano del vostro viaggio?

M: L’idea è quella di alternare momenti di pure viaggio a momenti di stop. Da Verona siamo atterrati a Città del Messico, dove ci siamo fermati un paio di settimane. Poi ci siamo mossi parecchio, con ogni mezzo, per il nord del Messico fino arrivare negli Usa, in California. Ora siamo di nuovo in Messico, a Oaxaca, dove ci fermiamo per un mese, per non bruciare tutti i risparmi.

B: In questo mese lavoriamo, io ho la fortuna di poterlo fare online. Poi il programma è quello di andare a Sud, in Chiapas (Messico) e poi Guatemala, magari con un furgoncino che qui sono a buon prezzo.

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4_Per ora solo vacanza o anche altro?

M: Ci piace usare la parola viaggio, perché la vacanza richiede una data di fine, che al momento ancora noi non sappiamo. Ovviamente per quanto il viaggio sia low budget, più ti muovi più spendi. Quindi l’idea è di trovare qualche lavoro online o soluzione alternative per non spendere, come volontariato o workaway.

5_Cosa vi manca di più dall’Italia?

M: la pizza, ovvio,  gli affetti, e… mettere i tacchi!

B: i dj set, gli amici, la pizza.

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6_Siete dei senza fissa dimora in questo momento. Come ci si sente? Rispetto al tuo lavoro, spesso proprio con dei senza dimora, che riflessione ti viene da fare al riguardo? Esistono i nomadi anche in Messico? E qualcosa tipo gli “zingari”?

M: Essere nomadi ha il suo fascino, hai una camera da letto, una colazione, una vista diversi ogni giorno! Vivere alla giornata richiede anche pazienza, capacità di adattamento e di improvvisazione (per esempio in Usa abbiamo trasformato la  macchina in camera da letto e sala da pranzo per 6 giorni a causa dei prezzi folli della California). Chiaro che un conto è viaggiare on the road perché si ha la fortuna di poterlo fare, un conto è vivere per strada perché non si hanno risorse. Nomade per scelta e senzatetto per costrizione, sono due concetti ben diversi. In Messico, seppur povero, non ho notato particolarmente la presenza di senzatetto, presenza invece nettissima negli Stati Uniti, aspetto che mi ha a dir poco sconvolto. A Los Angeles, per esempio, sono 58.000 gli homeless che vivono per strada. 1 su 3 soffre di malattie psichiche. Li abbiamo sentiti imprecare davanti alle entrate del McDonald’s o di Starbucks… Paiono rifiuti che hanno smesso di produrre e consumare. Ci insegnano, lasciandoci le pinne, che quel sistema è ben più folle della loro follia. Questo mi ha fatto capire come sia prezioso il welfare e il privato sociale all’Italiana che, rispetto ad altri sistemi, cerca di attutire, seppur con le proprie difficoltà, le disuguaglianze sociali.

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Per quanto riguarda i rom (“zingari” è un termine improprio che è bene non utilizzare), grazie a Medici per la Pace, l’associazione per cui lavoravo, che mi ha dato i contatti, siamo stati accolti a Salinas, in California, da un nucleo di famiglie rom rumene che prima abitavano a Verona e ora si sono trasferite negli Stati Uniti, dove lavorano bene anche se illegalmente. Si tratta tuttavia di comunità stanziali. In Messico la parte dei Rom, intesi come i più discriminati, la fanno gli indios. Ma è tutt’altro discorso.

 

7_E tu Bri, da un punto di vista grafico, cos’hai visto in giro? Esiste un’estetica messicana o c’è tanta influenza dei gringos? E i famosi colori messicani?

  1. B. Esiste un’estetica messicana, più marcata in certe città, in altre quasi assente. Qui, a Oaxaca è fortissima. I colori  sono accesi, forti, acidi, luminosi, sono la prima cosa che salta all’occhio. Tutte le case sono colorate, sembra quasi che ognuno se la sia colorata, con scala e rullo, in base al proprio gusto, e con il proprio stile, non curandosi troppo dei dettagli, degli angoli e della polvere. La strada è di tutti e i muri sono spazio di espressione della città. Le tipografie e le stamperie indipendenti, che sono moltissime, incollano liberamente sui muri i loro manifesti di eventi culturali e di propaganda politica. Sono manifesti spettacolari. Quasi tutte serigrafie e xilografie, con caratteri movimentati, curvi e spessi. Vorrei strapparli tutti dal muro e portarli a casa. Per non parlare dell’artigianato… stoffe e ceramiche stupende. E’ un’estetica magica, viva, anarchica e orgogliosamente anti gringos.

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8_E sul fronte musicale cosa dici? Idem come sopra?

B: Al momento mi sto concentrando più sull’occhio che sull’orecchio. Posso dirti però che per strada puoi vedere e ascoltare le bandas e mariachi, con i lori grossi ottoni e i forti rullanti.  Nei locali si sente l’influenza cubana, colombiana e tropicale. Non mancano i karaoke dove i messicani danno sfogo al loro pop-romantico e hit latine.   

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9_La percezione, qua in Italia, è che il Messico sia un paese più indietro al nostro. Corrisponde anche alla vostra percezione? Se sì in cosa, se no altrettanto?

M: No so, dipende dalle prospettiva. Ti direi si, è più indietro per quanto riguarda le infrastrutture, la tecnologia e la tutela dei diritti umani, per esempio. Ma è più avanti di noi nella gestione del tempo, qui nessuno ti liquida perché è di fretta. Qui mi pare che ci sia più tempo per gli affetti, la famiglia, la comunità. Del Messico ci piace molto anche il fatto che l’arte è politica, si dà molto peso alla cultura. Ah, altro aspetto, il Messico, è un paese giovane mentre in Italia la gerontocrazia non molla.

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10_Si racconta tanto, e ne ha tanta paura anche, della criminalità messicana. Cosa dite voi, adesso che siete lì?

M: Siamo partiti impauriti, terrorizzati, dai moniti dei familiari e dalle notizie della Farnesina.  La percezione del Messico che si ha in Italia è spaventosa. Esci dall’aereo e ti sparano. Beh, non è proprio così. Sì, è vero, il Messico è un paese caratteriale, inteso sia in bellezza che in violenza. Soffre di molti tumori: le sparizioni forzate (ad oggi sono 35.000 i casi documentati di persone scomparse), le uccisioni violente (pensiamo ai giornalisti), la corruzione e  i cartelli della droga. I narcos sono di una violenza brutale e si fanno guerra tra di loro, ma sono rari i casi in cui vengono attaccate le persone comuni. Anche se ultimamente la situazione è peggiorata, soprattutto al nord. Noi, tuttavia, non abbiamo mai percepito, fino ad ora, una sensazione di pericolo, anzi, abbiamo incontrato un Messico affettuoso e rilassato. Basta stare all’occhio.

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11_Sono veramente così pigri come dicono?

B: No, non direi, non lavorano 60 ore a settimana come i loro vicini, ma comunque hanno le loro attività, i loro traffici.

12_Siete stati negli States: prima, anzi primissima impressione?

M: Tornare subito in Messico! No dai, l’impatto, arrivando dal Messico, è stato tosto, ma per fortuna poi abbiamo imparato un sacco di cose negli Usa, dalla natura, maestosa e imponente, da Los Angeles, multiculturale e mondana, da San Francisco, bella e ribelle.

 

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13_Parliamo di Ter-ra, il vostro blog, che si trova dentro?

B: Prima di partire abbiamo deciso di creare un blog, qualcosa che stimolasse la creatività di entrambi, un pretesto per fotografare, raccontare o registrare. Ci piace l’idea di documentare il viaggio, condividerlo e farne un ricordo per il futuro. E’ nato così Ter-ra, che raccoglie storie, itinerari e paesaggi che  raccogliamo per strada, sotto forma di fotografie, racconti, consigli. Si trovano anche registrazioni audio, video e playlist.

M: Innanzitutto, Ter-ra è una cosa che ci piace fare. Il viaggio, passione comune, stimola passioni diverse (io per la scrittura, B. per l’immagine e la musica) che Ter-ra mette assieme. E’ una forma per comunicare ciò che viviamo, dentro e fuori. In questi due mesi alcuni amici ci hanno scritto che Ter-ra fa viaggiare pure loro, niente di più bello. Per i salmoni curiosi questo è link www.ter-ra.it, qualsiasi commento o suggerimento a noi fa solo che piacere!

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