Proseguendo nel nostro intento di conoscere e far conoscere le realtà che popolano il quartiere di Veronetta, siamo stati a fare due chiacchiere con Claudio, Oscar ed Ale del Circolo ARCI Cañara, tappa obbligata nel racconto della fauna del quartiere. Per comodità ed a scopi evocativi, immaginate che le loro parole si siano fuse per dare vita a quelle del Signor Cañara, vero interlocutore della nostra intervista…Ecco cos’è saltato fuori!

Cañara anno zero: raccontateci come tutto è iniziato…
Beh, quando siamo partiti non c’era nessuna base politica o di discorsi complessi, l’intento era quello del gruppo di amici che si trovano per una birretta: si suona, si gioca a calcetto, dinamiche proprio da compagnia, da aperitivo tranquillo senza paranoie. Niente di diverso dal trovarsi in garage da Oscar o in taverna da Ale. A livello personale potremmo definirci apolitici e l’ingrediente segreto della nostra ricetta è che siamo una grande famiglia. Per quanto riguarda le nostre proposte, siamo molto eclettici: si gioca a calcetto e a risiko, si assiste ad un live jazz o rock’n’roll o si ciacola al banco… insomma il cliente si deve trovare a proprio agio e fare un po’ quel che vuole. Siamo tutti appassionati di calcio, in caso non si fosse capito.

Quando avete aperto?
Nel 2010, dopo un paio di mesi di lavori di ristrutturazione: siamo subentrati all’Esposta, associazione culturale molto diversa concettualmente dalla nostra. Eravamo tutti disoccupati, quindi si è deciso di aprire quest’attività insieme, una bella squadra. Siamo partiti che avevamo 27-28 anni. Con gli anni c’è stata una grande evoluzione: l’età media, dall’inizio, si è abbassata di almeno 10 anni! Per starci dietro, per riuscire a ringiovanire un po’ il target, abbiamo coinvolto altri due ragazzi, Sam e Lorenzo, che organizzano il Mercoledì al Cañara, l’aperitivo Black and White, con buffet e concerto. Abbiamo fatto incontri con i ragazzi di One Bridge to Idomeni, cene culturali, tante nuove attività. Un’attività che ci rende orgogliosi è la collaborazione con Box 3:36am, nuova realtà sorta in seguito al terribile terremoto del centro Italia del 2016: è una rete di associazioni veronesi sensibili al dramma del terremoto, raccogliamo fondi tramite eventi e donazioni. 

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Siete un’associazione culturale, una delle poche qui in città…
Si, siamo un circolo Arci, contiamo più o meno 600 tesserati. Il problema è che a Verona siamo gli unici, quindi la gente storce il naso per fare la tessera perchè la utilizzi solo da noi. In realtà la tessera è importante, perchè intanto diventi socio dell’associazione Cañara ma poi dai un contributo all’Arci a livello nazionale. Son 10 euro ben spesi, anche perché l’Arci ha convenzioni con musei, cinema, fiere in cui entri a prezzi scontati.

Rispetto al 2010, in che modo si è trasformato il Cañara?
Intanto a livello interno, dei 4 fondatori siamo rimasti in due, Oscar e Claudio. Con il tempo si  sono aggiunte altre persone come Chris, Ale e Lorenzo che hanno portato nuove energie e questo è importantissimo, perché riusciamo a rinnovarci ed a trovare stimoli. A livello musicale, inizialmente eravamo indirizzati molto al jazz. Ora abbiamo allargato la proposta, il sabato live è diventato un appuntamento fisso: spazia dal rock al jazz, dal folk all’elettronica, i nostri unici limiti sono lo spazio e i volumi. Come da copione iniziale si gioca a biliardino, a risiko eccetera; di recente abbiamo sistemato ed aperto il piano superiore, con tavoli e poltrone per giochi di società.

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Il cliente del Cañara è cambiato negli anni?
Direi di sì. Le nuove generazioni hanno peculiarità diverse. Sono tanto distaccati da determinate proposte: noi vogliamo mantenere il nostro stile, non ci dimentichiamo di essere un associazione culturale, quindi non ci adattiamo passivamente al target “alcool e dj”. Cerchiamo piuttosto di coinvolgere i clienti giovani in attività diverse, come le serate teatrali che ricevono sempre una grande risposta.

E per il futuro avete qualche progetto, qualche sogno?
Anni fa era nata tra noi l’idea di proporre un festival estivo del Cañara, e nonostante le difficoltà burocratiche riusciamo ancora a portarla avanti. Abbiamo fatto due anni di FuerteCañara al bastione San Francesco, la scorsa estate il Santeria Sound Festival assieme a l’Accademia e BogOn: questa è stata una bella realtà, abbiamo ospitato tanti gruppi validi e si facevano mille ingressi a serata, con tanto di articolo sull’Arena. Segnatelo sul calendario, lo riproporremo anche quest’estate. Quando ci mettiamo sotto siamo buoni organizzatori, una gran squadra.

E andando oltre il discorso Cañara, che ne pensate del quartiere di Veronetta?
Ogni città importante ha il proprio quartiere bohemien, Veronetta lo è di Verona. Vediamo nascere sempre più spesso nuovi locali e attività interessanti e ciò ci rende consapevoli e orgogliosi che il quartiere è in crescita. Crediamo che Veronetta debba avere la possibilità di vivere nel rispetto sia di chi ci vive sia di chi ci lavora. In generale i locali sono già tutti chiusi alle 2, non vediamo situazioni di disagio esagerate.
Continuare ad associare Veronetta al degrado, all’abbandono e allo spaccio è ormai un preconcetto superato. Veronetta è il quartiere interculturale di Verona, con i suoi pro ed i suoi contro, ed è bello che sia così! Di situazioni da migliorare ce ne sono, ma la volontà è tanta e le risorse umane e culturali non mancano..siamo sicuri che il tempo ci darà ragione.
Oltretutto ci sembra che negli ultimi anni questa “riqualificazione” stia già avvenendo dal basso, con la conseguenza che molta più gente frequenta il quartiere, compresi i turisti.

D’accordissimo Signor Cañara, hai citato i turisti: ce ne sono anche tra i vostri clienti?
Si, ce ne sono! Chiaramente la tessera è un limite, da noi più che altro vengono tanti giovani in Erasmus. Noi vorremmo collaborare con le associazioni Erasmus e con l’Università, per rilanciare un attimo un qualcosa di culturale, di diverso dall’andare a bere e basta. Anche a livello di turisti comunque, secondo noi il Cañara è il top perché è un ambiente informale in cui chiacchierare e conoscere la città, con la possibilità di parlare in tante lingue diverse. Per i turisti il progetto della mappetta è potenzialmente fighissimo, perché molti stranieri visitano Verona guidati e consigliati dalle guide ufficiali, e finiscono per perdersi i veri locali e le attività autentiche veronesi!

 

 

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