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Domenica mattina, il sole sorge ed illumina il fiume Mekong. Suona la sveglia alla Dolphin English School: i galli cantano ed i bambini giocano per le strade. Non è il giorno del Signore, ma è giorno di riposo anche qui a Kratié, Cambogia. Ed allora, prima di prendere il motorino per avventurarsi tra i villaggi sulle sponde dell’immenso fiume, si ha il tempo di riepilogare e rielaborare la tempesta di nuove emozioni provate in questa settimana.dbd54fd96aae647382f84bfc4d2e9835--kampot-cambodia

Sono arrivato qui lunedì mattina con un piccolo e cigolante mini-van da Siem Reap, la città che dà l’accesso al sito archeologico religioso più maestoso al mondo, i templi di Angkor; Mr Yuth, il direttore del progetto, mi ha accolto con un sorriso ed una pacca sulla spalla, come a dire “Grazie, sei dei nostri ora!”. Lasciatemi spendere due parole su di lui: Mr. Yuth ha 42 anni, è nato e cresciuto in questo villaggio alle porte di Kratié, da qualche anno fa parte del KAFDOC, l’associazione per lo sviluppo della ‘Countryside Cambogiana’. In quest’ambito ha intrapreso nel gennaio 2016 il progetto ‘Dolphin English School’: ha cioè lasciato la sua abitazione, una graziosa costruzione in legno con tanto di quattro camere da letto, cucina, bagno e ampio cortile, a disposizione dei volontari e si è trasferito con moglie e figli in una piccola baracca di legno e lamiera poco distante. È un uomo di poche parole, la lingua inglese certo non lo aiuta ad esprimersi al meglio, ma al di là degli ostacoli linguistici si riesce a percepire fin dal primo momento la sua generosità, la sua determinazione e l’abnegazione alla causa: offrire a bambini e bambine del villaggio la possibilità di imparare una nuova lingua, conoscere persone provenienti da culture differenti e quanto meno garantire un luogo sicuro dove giocare e divertirsi in compagnia.

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Insomma, neanche il tempo di disfare lo zaino e mi sono trovato di fronte ad una ventina di ragazzini, per la prima volta sull’altra sponda nel processo d’insegnamento: io con la lavagna dietro le spalle e quaranta occhi curiosi e divertiti incollati a me! Non sapevo cosa aspettarmi, non avevo idea del loro livello di inglese, di cosa li potesse divertire e viceversa annoiare. Dunque improvvisazione pura; risultato: figata totale. Man mano che i giorni passano, la complicità con i miei studenti aumenta e tra vocabulary, past e future simple ci si diverte da matti: sembra banale quanto impossibile, ma ho scoperto come possa essere spassoso imparare giocando. Ed ho avuto un’altra rivelazione durante il mio soggiorno alla Dolphin English School, sorprendente e destabilizzante: giorno dopo giorno ho realizzato che pur essendo io l’insegnante, giunto dall’Europa per distribuire istruzione a questi ‘unprivileged children’ della profonda campagna cambogiana, sono in realtà quest’ultimi a darmi più di quanto io possa dare loro. Davvero. Mi istruiscono a suon di risate, di abbracci, di giochi di strada che noi in occidente abbiamo completamente rimosso; mi dimostrano ogni giorno che nelle menti e nei cuori dei bambini non esiste intolleranza, non c’è spazio per paura e diffidenza nei confronti del diverso: e questo, ne sono convinto, vale per i piccoli di ogni paese, a prescindere dalla cultura in cui si ritrovano poi immersi. C’è n’è da imparare.
E gli studenti non sono i soli da cui trarre insegnamenti da caricarsi nello zaino e riportare a casa: qui viviamo 24 al giorno tra noi volontari, di età diverse e provenienti da paesi differenti, bisogna imparare ad adattarsi ai ritmi ed alle esigenze di tutti; ognuno poi, quando si cena tutti insieme, ha le proprie storie da raccontare e dubbi ed ambizioni da condividere.27858552_172452846709973_5516367436361892080_n

Ho riflettuto molto, prima di arrivare qui, sull’idea presuntuosa che abbiamo noi occidentali nel venire nel cosiddetto “terzo mondo” a lavarci la coscienza facendo del volontariato, e mi sono chiesto se insegnare l’inglese nella Cambogia rurale non fosse anch’esso, in ultima analisi, un tentativo di penetrazione culturale mascherato da azione pia e compassionevole. Mi è bastata una settimana a Kratié per darmi delle risposte: qui la gente freme per oltrepassare i confini, fisici, linguistici e culturali che siano, in cui la Cambogia è stata intrappolata per anni a causa di conflitti e miopia politica, qui il diverso è curiosità, è opportunità; partecipare ad un progetto locale di sviluppo come quello proposto da Mr.Yuth non ha niente a che fare con le grandi ONG europee né tanto meno con le aziende che trasferiscono sedi qui alla ricerca di manodopera a basso costo giustificando tale sfruttamento come ‘creazione di posti di lavoro per i locali’. Qui si entra nella comunità in punta di piedi, con umiltà, si dà e si riceve tanto: questo è il surplus che il volontariato locale riesce a generare, un piccolo ponte culturale con le fondamenta più forti di qualsiasi rapporto politico, diplomatico ed economico tra paesi diversi.
Beh, mi aspetta un’escursione ai ‘floating villages’ ed alla ricerca dei famosi delfini d’acqua dolce…Si, sarò il primo salmone a sguazzare tra le acque del Mekong! Mica male!28461274_10159936021110307_504414859_o

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