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Da quanto esiste È buono?

È buono esiste da due anni, anche se erano più di tre anni che stavamo lavorando a questo progetto. È un progetto sociale che prevede l’avvio di laboratori di produzione del gelato con punto vendita, per offrire l’opportunità a giovani che escono da percorsi fuori famiglia, come le comunità per minori, le case famiglia, l’affidamento famigliare, di costruirsi un percorso professionale. Molti di questi ragazzi dopo i 18 anni si trovano soli, non rientrano a casa e non vengono sostenuti a sufficienza. Noi cerchiamo di offrire a loro il lavoro attraverso questo progetto, un lavoro che per alcuni potrebbe diventare anche un vero e proprio percorso imprenditoriale: se un giorno qualcuno di lavoro si sentirà pronto per aprire in autonomia una gelateria noi lo sosteremo con il marchio.

Perché avete aperto proprio a Verona?

Abbiamo aperto qui a Verona, in Via santo Stefano 9, perché abbiamo avuto l’opportunità di trovare una bella location, in un bellissimo quartiere di Verona, molto suggestivo e unico. Un posto adatto per poter dare lavoro ad altri ragazzi di Verona.

 

 

L’idea di aprire a Verona è connessa anche al fatto che è la città in cui sei nato?

Verona è la mia città, Bosco è il mio paese. Ora abito a Ravenna per motivi sentimentali. Non a caso però abbiamo aperto qui dove si sono aperti dei canali grazie ai miei contatti che mi hanno in qualche modo riportato qui. Sono molto contento di fare questa attività in questa città, perché Verona mi ha dato tanto.

Perché la scelta di questo nome: È buono?

È buono perché è buon progetto, che vuole risolvere e dare opportunità a tanti ragazzi che da soli non riuscirebbero a costruirsi un futuro. È buono perché abbiamo un gelato che è naturale, fatto con la ricerca di materie prime che rispecchiano il rispetto e la volontà di valorizzare persone e territori che si trovano in difficoltà. Abbiamo materie prime che vengono da terreni confiscati alle mafie, che provengono dall’agricoltura sociale e dall’eco-solidale. Inoltre cerchiamo il biologico, sempre nel rispetto dell’ambiente. Non manca la ricerca di una qualità molto alta: il gelato viene preparato con procedure totalmente artigianali, tutte nel nostro laboratorio.

Ad oggi serve toccare tasti di pietismo nella gente o è più importante realizzare un prodotto che sia figo, buono e che funzioni? Il messaggio sociale del vostro progetto arriva, ed è importante che arrivi, alla gente?

Noi non abbiamo fretta che arrivi il messaggio. Se tu entri in gelateria non ti accorgi che è una cooperativa, è una gelateria normale, con persone che lavorano. Chi viene a conoscenza capisce, però non vogliamo fare pietismo. Se io vado a mangiare un gelato, ci vado perché ho voglia di prendere qualcosa di fresco, dolce e di fare una pausa. Quindi voglio staccar la mente, sorridere. Il nostro spirito è quello di entrare in sintonia con il cliente rispetto a questo suo bisogno. Il nostro obiettivo non è dimostrare agli altri che stiamo facendo una cosa speciale, il nostro obiettivo è che quello che noi andiamo a proporre sia avvincente, perché questo ci permette, nel momento in cui facciamo degli utili, di poter aprire altre gelaterie e di poter dar lavoro ad altri ragazzi. È una onlus, quindi nessuno incassa percentuali sugli utili. Una volta pagati gli stipendi, tutto ciò che avanza viene investito e messo a disposizione per un altro progetto nella stessa o in un’altra città. Così possiamo creare altri posti di lavoro.

Ci sono altre aperture in programma?

Sì, l’anno prossimo abbiamo intenzione di aprire un altro punto vendita a Bologna e uno a Lecce. Tra il 2019 e il 2020 vorremo aprire una gelateria in Sicilia, a Palermo.

Quali sono i vostri orari di questi mesi?

Terremo aperto tutti i giorni fino al 6 gennaio, poi faremo la pausa invernale dal 7 gennaio al 28 febbraio. Riapriremo il 1 marzo.

C’è un gusto bandiera, un gusto simbolo di questa gelateria?

Il San Fruttuoso è il primo gusto che abbiamo ideato, dal nome del quartiere di Genova dove si trova la gelateria. Si tratta di un gusto particolare con un retrogusto di basilico. Prepariamo un’infusione del latte col basilico, poi aggiungiamo ricotta, scorza di limone e miele. Per alcuni potrebbe essere impegnativo, però rappresenta la nostra prima invenzione. E poi abbiamo un gusto tutto veronese: Sbrisolona e recioto bianco di Soave.

Manca il gusto pearà e ci siamo

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