INTERVISTA DOUBLE5

Se non siete nella terza età, qui si parla di un negozio storico. Dalla caccia alle prime Asics Tiger comprate in lire mettendo in fila le mancette,  fino agli ultimi capi di uno stile definito che nel tempo si è evoluto senza tradire gli originali valori: lo stile Double5.

Da quanto esiste Double5?

Il negozio, sempre stato qui, esiste dal 1993. Inizialmente c’era Andrea Pensiero, poi ha iniziato un’altra attività nel 1999 (Franklin & Marshall). Da lì ho cominciato a gestire l’attività autonomamente. Fanno due decadi quest’anno.

Qual è l’attività principale di questo negozio? L’assortimento è molto ricercato e rispecchia un gusto molto preciso.

Il gusto ricercato nasce dalla cultura che mi è stata insegnata negli anni, fin da quando ero giovane. Una ricerca che poi ho sviluppato tramite viaggi ed esperienze, sempre con supporto e sostegno da parte dei proprietari che sono tuttora presenti.

Il centro è un ambiente molto difficile e complicato: per sopravvivere ci vuole una marcia in più. Intervistando i vari esercenti di questa zona però sto riscontrando del valore aggiunto che li unisce tutti, ovvero competenza e passione. Il cliente non va a comprare la scarpa su internet, ma viene qui perché trova persone competenti. Ti torna?

La passione è sicuramente alla base di questo lavoro. Quello che cerchiamo di trasmettere è anche una certa visione, una certa filosofia: noi interpretiamo la moda e cerchiamo di proporre il nostro gusto. È chiaro che oggi il mercato non difetta sicuramente di proposte perché una persona può accedere e attingere da qualsiasi parte. Chi viene qui è perché si fida del nostro gusto e della nostra selezione.

Quindi secondo te questi valori vengono percepiti dalla gente?

Noi ci auguriamo di sì. Ovviamente tutti cercano il prezzo più basso o il prodotto che non si riesce a trovare. Quello che noi speriamo di trasmettere ai nostri clienti è la nostra visione, il nostro stile.  

Con che frequenza cambia l’assortimento del negozio?

Le aziende consegnano quattro volte all’anno. Ogni 3 mesi c’è un rinnovo. Una volta si faceva due volte all’anno, adesso per necessità di mercato le uscite sono diventate quattro. Poi ci sono ogni tanto delle piccole chicche che alimentano ulteriormente gli arrivi.

Quindi la ricerca quanto tempo vi occupa?

La ricerca è sempre presente: dallo sfogliare una rivista al navigare su internet. Può durare 2 minuti, magari mezz’ora, può avvenire durante momenti dedicati o anche per caso nel bel mezzo di un  periodo di ferie. Tendenzialmente siamo sempre attenti a quello che succede per esser aggiornati e non farci scappare nulla.

Hai qualche aneddoto da raccontarci, qualche episodio?

Verona oltre ad essere una città turistica è per vari motivi anche molto frequentata da cantanti e musicisti famosi. Ad esempio viene spesso Renato Zero! Appena è a Verona per lavoro compra qualcosa per lui, per i suoi amici e collaboratori. È molto simpatico e generoso. Chiede sempre fattura (ride).

Quale sarà, secondo te, il futuro di questi piccoli negozi?

Spesso nei film e nelle serie americane si vedono gli adesivi “shop local” o “support local business”… Sono un po’ romantico: mi piacerebbe che chi è di questa zona e di questa città visitasse per primi i negozi che gli sono vicini. Non vorrei mai arrivare ad un punto in cui i nostri figli o i figli dei nostri figli possano trovarsi a dover girare in un centro vuoto perché i negozi sono chiusi e a dover visitare solo realtà legate a centri commerciali e siti web. Mi piace molto il concetto legato al “shop local”.

Speriamo bene!

A proposito di questo, secondo te cos’ha in più un negozio come Double5 rispetto alle grandi catene commerciali?

Il fascino del negozio più piccolo, a dimensione d’uomo. Qui si può instaurare un rapporto personale con il commesso. Per mantenere vivi i centri storici c’è bisogno che la gente capisca quanto sia importante sostenerli.

Io credo che la gente pian piano si sta sensibilizzando a questo… Non trovi?

Per il momento noto la sensibilità sul lato del risparmio economico e magari un po’ meno da questo punto di vista. Però magari diffondendo iniziative come le vostre può aiutare. Sono piccoli passi che possono innescare un nuovo pensiero e consapevolezza.

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