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Durante questo festival abbiamo visto tante cose. Abbiamo visto bambini sporcarsi le mani colorando lana appena tosata, anziani prestare le loro mani sapienti in qualsiasi tipo di artigianato, alcuni intenti ad imparare nella natura, donne e uomini tenersi per mano tra una parola di Buzzati e una di Rigoni Stern, ragazzi uscire commossi dalla sala del Teatro Vittoria e registi mettersi a disposizione per scambiare due parole.

photo by Irene Viviani

Forse sembrerà strano che non nomini la proiezione che contava più teste tra il pubblico. Ma non mi interessa neanche più di tanto perché, per chi l’ha vissuto, il Film Festival della Lessinia è un festival di umanità e partecipazione, oltre che di arte cinematografica.

photo by Danny Antolini

La sequenza più bella che ho visto è stata quella che ho guardato ogni mattina uscendo dall’Hotel Lessinia (grazie infinite per averci ospitati, grazie Lino!), delle persone che erano vicino e intorno a me.

photo by Danny Antolini

Non so se questo senso di comunità sia stato dato dal luogo in sé, così contenuto e “da paese” o dall’interesse comune per il cinema e per la montagna. Forse, la forza che sta dietro a questo Festival è l’opportunità per tanti di scambiare qualche chiacchiera con persone con teste simili che si sono trovate a condividere un’esperienza.

photo by Danny Antolini

Che sia difficile organizzare e portare avanti a qualcosa di così unico è scontato; non è però scontata l’attitudine dei partecipanti a voler condividere le loro storie e le impressioni che le proiezioni e le attività hanno lasciato.

Che la Lessinia sia una terra magica e carica di storie è assodato, ma che ci siano persone di ogni età che aspettano questo momento dell’anno per partecipare è segnale che questo Festival è necessario anche da un punto di vista formativo, soprattutto alle porte di una città come Verona. Avere un angolo dove con il tuo vicino puoi scambiare una parola che abbia ancora un valore umano diventa ancora più prezioso, in un periodo in cui Verona è sempre più in subbuglio per cambiamenti che vengono sempre troppo spesso dall’alto piuttosto che dalla gente. Non è un caso che quest’anno tutte le proiezioni parlassero dell’assurdità delle dinamiche che nascono quando si decide che l’umanità non va più a braccetto con l’uomo: da una madre incarcerata per aver confezionato un maglione per il figlio, alla nascita di un muro inutile al Passo del Brennero che è rimasto irrealizzato dal 2016, da un documentario sull’impatto che l’uomo ha lasciato sulla terra creando una vera e propria Antropocene, a tutti i film di animazione che, grazie al cielo, insegnavano in modo candido l’integrazione e l’amore verso il prossimo.

Nel ’72 c’era un gruppo di cervelloni che facevano parte di una redazione che hanno scritto in una pubblicazione chiamata “Blueprint of Survival” che a partire dagli anni 2000 saremmo stati tutti responsabili della drastica decadenza del mondo a noi noto. Ovviamente vennero derisi e chiamati pazzi ma è bello pensare che invece ci avessero visto lungo e che ora ci sia uno spazio che da 25 anni si impegna per informare e responsabilizzare tutti suoi avventori.

articolo by Lei, qua sopra, Elisa Muraro

P.s. se te lo sei perso sei un baùco, ma l’anno prossimo tieniti libero dal 21 al 30 agosto.

P.p.s. grazie a Salmon e ai Salmoni arruolati per avermi portato con loro controcorrente.

Il Film Festival della Lessinia ha festeggiato quest’anno la riuscita della sua 25esima edizione, grazie al meraviglioso team di volontari, ai magnifici film presentati e ad Alessandro Anderloni, il suo direttore creativo dal 1997. Dopo essere stato itinerante per i suoi primi anni, FFDL ora è ospitato in Piazza Marconi a Bosco Chiesanuova.

La classifica ufficiale:

I film premiati quest’anno sono stati:

Lessinia D’Oro Le Temps des Forêts/Il Tempo delle Foreste di François Xavier-Drouet (Francia, 2018).

Lessinia d’ArgentoHoneyland/La Terra del Miele di Ljubomir Stefanov e Tamara Kotevska (Macedonia 2019).

Altri premi ufficiali:

Miglior Documentario – Homo Botanicus di Guillermo Quintero (Colombia/Francia 2018).

Miglior Lungometraggio a Soggetto – Jinpa di Pena Tseden (Cina 2018).

Miglior Cortometraggio a Soggetto – Chienne de Vie/Vita Bastarda di Jules Carrin (Svizzera 2018).

Menzioni speciali:

Oro Blanco di Gisela Carbajal Rodríguez (Argentina/Germania 2018).

Kanarí/Canarino di Erlendur Sveisson (Islanda 2018).

Premi speciali:

Premio del Curatorium Cimbricum Veronese per il miglior film di un regista giovane – La Patente di Giovanni Gaetani Liseo (Italia).

Premio della Cassa Rurale Bassa Vallagarina al miglior film sulle Alpi – Die Bauliche Massnahme/La Barriera di Confine (Austria 2018).

Log to Green Movie Award per la migliore opera cinematografica ecosostenibile – Oro Blanco/Oro Bianco di Gisela Carbajal Rodríguez (Argentina/Germania 2018).

Giuria Microcosmo del Carcere di Verona – Honeyland/La Terra del Miele di Ljubomir Stefanov e Tamara Kotevska (Macedonia 2019).

Premio dei Bambini – Hors Piste/Fuoripista di Léo Brunel, Loris Cavalier, Camille Jalabert e Oscar Malet (Francia 2018).

Premio Pubblico Cantine Bertani – La Patente di Giovanni Gaetani Liseo (Italia).

La “nostra” classifica:

1° posto alla pari: Homo Botanicus, Honeyland e Before Father gets back
2° posto: Antropocene e The Border Fence
3° posto: Il tempo delle foreste

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