Abbiamo concluso questo travagliato anno scolastico e con i ragazzi della scuola di architettura ci siamo augurati buon sole e un caldo arrivederci a settembre.

Sou a domicilio termina con una lezione da capogiro che vorrei provare a raccontarvi perché se l’educazione al bello inizia dai i più piccoli, deve per forza, terminare nei più grandi.

Gli argomenti che trattiamo alla Sou, hanno un fil rouge che abbraccia il vasto campo della rigenerazione urbana, delle community della riqualificazione territoriale e degli spazi verdi, preziosi e indispensabili. In questo periodo di lockdown ci siamo accorti che i luoghi in cui passiamo le nostre giornate devono essere confortevoli, il più possibile spaziosi, puliti e anche emozionali. L’ambiente in cui viviamo ci deve dare emozioni che ci fanno stare bene. A questo proposito ho voluto approfondire l’argomento.  Di spazio domestico ne abbiamo parlato e riparlato, di come si possa vivere bene all’interno di quattro mura, ormai lo sappiamo, abbiamo persino capito come far diventare la nostra cosa un divertente playground, ma ci siamo mai soffermati sui suoni? Abbiamo mai provato a chiudere gli occhi ed entrare in uno spazio bianco per ascoltare solamente? Questa domanda l’abbiamo posta ai nostri Mini Maker durante la lezione “Ambiente Sonoro”, tenuta dal musicista e sound designer Enzo Cimino e dall’architetto Diego Repetto. Loro sono due personaggi da approfondire, se lo vorrete, io intanto sono lieta di poterveli introdurre. Enzo e Diego si sono collegati durante una lezione da remoto e con i nostri giovani curiosi hanno parlato di come si programmano i suoni, di come un ambiente sia fortemente identificato dal suono che produce, ma non solo, di quanto sia importante la componente audio nelle nostre vite e di come sia difficile estrapolarla dal contesto in cui, spesso e volentieri, viviamo in maniera distratta. I due docenti ospiti di Sou a domicilio, hanno analizzato, insieme ai ragazzi, i suoni domestici per trasformarli in emozioni, nello specifico, facendo riferimento ad un loro progetto super green: +BIODATA SONIFICATION SYSTEM, tecnicamente “si tratta di un rilevatore di corrente elettrica molto sensibile basato sulla piattaforma Arduino. Il contatto con la pianta da parte del corpo umano provoca una fluttuazione del campo elettrico/energetico della pianta e il sistema, rilevando tale evento, produce segnali di controllo in un linguaggio comprensibile a tutti gli strumenti musicali elettronici.

L’unico aspetto pianificato dall’artista è il sound design, ovvero la programmazione del suono con tutte le sue possibili sfumature all’interno di un sintetizzatore.

Molto variabile ed artisticamente interessante è il rapporto che si crea tra pianta (o il gruppo di piante), la persona (o le persone) che partecipano attivamente e l’ambiente circostante (caratterizzato da temperatura e umidità del suolo e dell’aria, quantità di luce, ecc.) creando dei sistemi organici e complessi”. Sulla base di queste nozioni che intrecciano la progettazione con la biologia e il suono, il suggerimento dato ai ragazzi è stato quello di registrare, tramite il loro smartphone un breve suono (massimo 30 secondi) e di inviarlo ai docenti. L’editing che Enzo e Diego svilupperanno in studio, servirà per dare voce ed emozione ad una o più piante. L’argomento introdotto è solo un’anticipazione di quello che succederà, a partire da settembre, nel parco di Villa Lizzi.

E voi, come immaginate un giardino di suoni?

Vi lascio con questa immagine da costruire e vi auguro una buona settimana.

Un caro saluto dall’isola.

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