Simone De La Feld

Al via la stagione estiva più a rischio di sempre: dopo questi mesi difficili, la cultura prova a muovere i suoi primi passi in città. Da parte nostra, abbiamo provato a raccontare la straordinarietà del lockdown dando voce alle varie realtà di cui è composta il nostro variegato territorio. Molti si sono reinventati, alcuni hanno atteso la fine della tempesta, altri invocavano aiuti dall’alto che stentavano ad arrivare. Così, per chiudere il cerchio, abbiamo fatto due chiacchiere con Francesca Briani, assessora alla Cultura, al Turismo ed alle Politiche Giovanili.

 

Cosa vuol dire fare l’assessore alla Cultura ed al Turismo in una città come Verona? Durante questi ultimi mesi non ha mai pensato “ma chi me l’ha fatto fare”? 

Posso dirti che è un incarico che mi piaceva prima e mi piace ora pur nelle difficoltà; richiede molto impegno e responsabilità, spesso ripagati con una forte soddisfazione personale. È chiaro però che bisogna sempre tenere presente, a maggior ragione in un periodo come questo, che tutto è relativo ai mezzi a disposizione.
Un aspetto sicuramente molto stimolante del mio ruolo è il contatto costante con un humus preziosissimo di associazioni e di realtà culturali che lavorano con passione e dedizione per valorizzare il nostro territorio. 

 

“Tutto è relativo ai mezzi a disposizione”. Quanto ha impattato l’emergenza sanitaria sull’amministrazione pubblica veronese? 

In generale credo che non ci si renda conto del momento difficile che stanno vivendo anche le amministrazioni pubbliche. È oggettivo: non abbiamo avuto entrate dalle tasse di soggiorno, ingressi ai musei, zone di sosta, multe, trasporto scolastico. Ed abbiamo posticipato le scadenze delle imposte locali.
Devo dire che mi sarei aspettata maggior solidarietà: imprenditori e commercianti manifestano le loro difficoltà e ricevono comprensione, mentre nei nostri confronti c’è molta severità. Come tutti, anche noi abbiamo faticato molto. 

 

Ora però si riparte: da oggi, 15 giugno, teatri e cinema possono riaprire con un tetto di 200 persone al chiuso e 1000 all’aperto. Più una serie di normative per garantire la sicurezza. Riusciranno realmente a ripartire? E lei andrà al cinema in questi giorni? 

Si, sono convinta che ce la possano fare nonostante le norme ministeriali molto stringenti. Io personalmente non avrò timori ad andare al cinema o a teatro, mi sembra che gli esercenti stiano prendendo molto seriamente le prescrizioni e dunque non vedo il perché non andare. Ed è chiaro che anche noi, come fruitori, dovremo dare una mano agli organizzatori e rispettare le regole.  

 

A brevissimo verrà presentato il programma degli spettacoli estivi in città: ci può anticipare qualcosa? 

Abbiamo fatto uno sforzo organizzativo ed economico importante. Ho voluto fortemente arrivare a questo risultato principalmente per due motivi: Verona è una citta di teatri e dunque volevamo garantire ai cittadini, in continuità con questa tradizione, il piacere di godere di spettacoli estivi in città. Il secondo motivo è che questo è un investimento a favore di un settore industriale, quello dello spettacolo, fatto di artisti, organizzatori e tecnici, molto in sofferenza: un modo per garantire sostegno non in modo assistenzialista ma offrendo opportunità di lavoro.
Avremo quindi il Chiostro di Sant’Eufemia dedicato ai giovani, il cortile dell’Arsenale con le compagnie amatoriali ed il Teatro Romano con grandi nomi del teatro veronese e nazionale. Quest’anno abbiamo voluto ripartire simbolicamente dando ampio spazio ai giovani, grazie alla collaborazione con la scuola di musica e di teatro A.Li.Ve ed alla scuola di eccellenza del Teatro Stabile del Veneto. 

 

La stagione dell’Opera in Arena quest’estate non ci sarà e, notizia fresca fresca, verrà sostituita con la rassegna “Nel cuore della Musica”. Secondo lei era inevitabile la sospensione? Poteva invece essere un’occasione per riavvicinare i veronesi all’Opera? 

Si, intanto è una buona notizia che la capienza sarà aumentata da mille a 3 mila spettatori. Purtroppo era inevitabile prima di tutto per i costi molto elevati, poi per un problema legato alle distanze di sicurezza, sia per gli spettatori sia sul palco: una delle caratteristiche delle produzioni dell’Opera è proprio la presenza massiccia di figuranti in scena, quindi proporle in formazione ridotta avrebbe significato snaturarle radicalmente. La rassegna presentata dal Sindaco è un programma alternativo valido, che si adegua meglio alle necessità dovute all’emergenza sanitaria e che riuscirà a far godere l’Arena ai cittadini anche quest’estate. 

Punto turismo. L’inevitabile flessione del turismo per questa stagione estiva può essere un’occasione di ripensamento del settore, con percorsi alternativi in tutta la provincia anche per i veronesi? 

Senza dubbio negli ultimi anni c’è stata un‘eccessiva presenza turistica allinterno del centro storico, e fin dall’inizio abbiamo sviluppato l’idea di città policentrica, in modo da valorizzare punti di interesse culturali oltre l’ansa dell’Adige. Quindi si è lavorato su Veronetta e sul cimitero monumentale, sui percorsi naturalistici e di trekking urbano con relativa mappa; ora lavoriamo ad un progetto di valorizzazione di mura e forti e -in itinere- sull’architettura liberty in Borgo Trento.
Per quanto riguarda l’integrazione con la provincia, coordiniamo la Destinazione Turistica Verona, a cui hanno aderito anche 31 comuni dalla Lessinia alla Valpolicella, ed una parte della pianura. Attraverso questo strumento riusciamo ad avere una gestione più ampia del territorio, che troverà collocazione nel portale visitverona.it. Da questo portale si potranno commercializzare esperienze ed ospitalità. È l’inizio di un percorso: il mio obiettivo è riuscire a tracciare bene la strada per chi verrà dopo di me. 

 

Punto giovani. Durante l’emergenza responsabili ed eroici, poi incoscienti e pericolosi. Cosa ne pensa l’assessora alle politiche giovanili? 

Da mamma di due giovani professionisti, dico che forse se n’è parlato troppo poco durante il lock down. Come assessora alle politiche giovanili ho avuto modo di incontrare tante realtà che mi hanno raccontato delle difficoltà dovute alla mancanza di vita sociale e della presenza fisica di cui i ragazzi hanno bisogno più di noi adulti. L’episodio di Piazza Erbe è stato brutto, ma non credo che si debba stigmatizzare l’atteggiamento dei giovani per questo: personalmente incontro spesso moltissimi ragazzi e ragazze che sono molto meglio di come vengono descritti dai media. Dobbiamo investire nei giovani, che sono giovani cosmopoliti che conoscono il mondo molto più di quanto lo facevamo noi. L’amministrazione deve insistere sul dialogo tra generazioni: deve ascoltare, proporre e dialogare con i giovani. E personalmente devo dire che in questo trovo molta soddisfazione. 

 

Quali sono secondo lei gli esempi virtuosi, in Italia e nel mondo, da cui prendere spunto per lo sviluppo della cultura cittadina? 

Sicuramente ci sono stati dei luoghi che mi hanno fatto capire come si dovrebbe investire in modo strutturale nella valorizzazione della città. Quando vai a Berlino per esempio, rimani colpito dalla bellezza dei musei e dall’architettura così moderna e così integrata nel contesto storico. L’Italia ha la fortuna di avere un patrimonio senza eguali nel mondo: mi piacerebbe un maggior dialogo tra il contemporaneo e ed il patrimonio storico, questo . Anche dal punto di vista architettonico. Penso anche alla Spagna o alla Francia, che questo dialogo l’hanno iniziato già anni fa. Forse in Italia solo Milano sta riuscendo a svilupparsi da questo punto di vista, soprattutto grazie allo slancio dopo l’Expo.   

 

Si immagini di essere una sorta di Capo Supremo della città e di avere, con una bacchetta magica, facoltà di prendere qualunque decisione. Cosa cambierebbe prima di tutto? 

Guarda, lo dico con scienza e coscienza, non per il mio ruolo di assessora: investire sul sistema culturale della città che significa investire su noi stessi, perché solo noi possiamo raccontare la nostra storia in modo autentico. Il nostro patrimonio di musei e monumenti è preziosissimo ed attrae ogni anno più di un milione e mezzo di visitatori. Credo che non ci sia ancora sufficiente consapevolezza del valore di ciò che abbiamo e di quanto di più si potrebbe investire per essere attrattivi. Prima parlavamo della Francia: lì spesso si va a visitare dei piccoli siti che vengono valorizzati al massimo, mentre qui abbiamo ancora moltissimo da fare.
 

Domanda obbligatoria: qual è il miglior baretto per fare aperitivo a Verona secondo lei? 

Per me è la domanda più difficile. Quando ero giovane c’era il mitico Bauli in piazza Vittorio Veneto: sono stati degli anni fantastici, sai non c’erano i telefoni e quindi si andava lì la sera e su ogni panchina della piazza si trovava una compagnia diversa. Ora non ho l’abitudine di prendere aperitivi, ma se avessi un’ospite da fuori lo porterei senza dubbio in piazza Brà o in piazza dei Signori.
 

Incontri con le associazioni, mappe dei percorsi di trekking urbano, città policentrica e focus sui quartieri…Ha mai pensato di essere una salmona sotto sotto? 

Ma infatti a me Salmon piace tantissimo come impostazione, vi seguo da sempre! Nel mio intimo lo sono sicuramente, perché trovo che quello sia l’approccio giusto. Voi siete molto attenti ad una città policentrica ed alla valorizzazione degli aspetti autentici del territorio, e queste sono delle caratteristiche che fanno parte della mia visione della città di Verona. 

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