Antefatto.

Ci piace passare le serate in Veronetta.

Ma cosa essere “Veronetta”?

Essere tutta quell’area compresa tra lo storico perimetro delle antiche mura ad est estendendosi a sud da Porta Vittoria adiacente il cimitero fino alla chiesa di San Giorgio unica cupola della città e prospiciente a nord-est le verdi collinette comprendendo anche lo Castello San Pietro noto punto d’avvistamento sulle Toresele (ciapa fià).

Quindi Veronetta non è proprio etta. Il suo nome conduce sorprendentemente ai francesi: durante la loro occupazione nel periodo delle guerre napoleoniche (tra il 1801 e il 1805), “Veronette” stava ad indicare quella zona occupata dagli austriaci al di là del fiume; con una punta di sano schifismo del tipo “noi c’abbiamo Giulietta, l’Arena e voi non c’avete niente, puah VERONETTE; PUAH!”

Un quartiere che mostra quindi i segni di un passato pieno di storia, anche cruda, ma che adesso guarda avanti. Tra le tante cose è strano, e allo stesso tempo affascinate, pensare che dove adesso c’è asfalto una volta c’era un canale d’acqua chiamato “dell’Acqua Morta” (che, guarda caso, oggigiorno, corrisponde alla via Interrato dell’Acqua Morta). Veron(ett)a ha un legame stretto con l’acqua per il fatto che proprio in quella zona, in passato, venivano svolti vari lavori artigianali che richiedevano l’utilizzo di grandi quantità d’acqua, come la tintoria e la tessitura. Altro che baretti e casin, spusa e color! Questo quartiere era famoso in tutta Europa per l’esportazione di lana e seta, se ci fossero stati i social il berreto di lana di Veronetta se la giocherebbe ai like su Instagram con Buns Burger.

Insomma, una zona che nella storia a collezionato così tanti aneddoti che ne sono ammaliati anche i nerdoni più classicisti. Le chicche sono tantissime, una facile facile, forse la sapete, è che nella chiesa di San Tomaso [per intenderci dove parcheggi (se sei fortunato a buso) quando te vè a fare ape ai Portegheti ! ! ! ] c’è un organo suonato da Mozart nel 1770 (no robe de balon dell1985). Quel Mozart, non il fratello scarso, non il cugino acquistito non l’omonimo, non il travestito con il nome d’arte altisonante. E cosa direbbe W.A. se potesse camminare oggi per  Veronetta? Cosa direbbe dello stile dello studente fuorisede? Borsa di tela co le macie e l’occhialetto studiato ad hoc mentre si dirige in Frinzi a pregare tutti i santi per gli esami? SEHR GUT! Ben fato! Ho detto Frinzi? La Frinzi una volta era proprio parte di un monastero, quindi location azzeccattissima per studiare come un monaco e pregare tutti gli dei della storia per un 18ino. Ma non è tutto rose e organi: questo quartiere, che ha saputo evolversi nel tempo in modo originale tra street culture, hipsterismo con un tocco di international, oggi è oggetto spesso di non simpatici stereotipi a causa dell’elevata presenza multietnica.

A noi salmoni, l’atmosfera che ti travolge fin dal primo passo in zona, grazie a un profumo di curry mischiato a quello della pearà e a una musica afro vs il dialetto, piace. Passeggiare per le vie di Veronetta è come essere dentro un documentario di Piero e Alberto Angela alla scoperta dei luoghi più affascinanti del Pianeta, spaziando dall’architettura alla natura, dalla storia all’arte, dall’attualità al futuro della città. Per chi ancora non conoscesse questo quartiere il nostro consiglio è questo: esplorate senza meta e senza razio, a caso. Per il primo assaggio del quartiere ve lo consigliamo.

La volta dopo però mappetta Salmon in mano e via con furore alla scoperta del quartiere più carataristico di Verona.

Nota Bene: la mappa non è ancora uscita. La stiamo facendo. Intato abbiamo fatto un’altra cosa, che puoi indossare con orgoglio e che puoi acquistare qui.

 

 

 

 

 

 

 

 

La prima maglietta di Salmon, in assoluto, disegnata da Gaffe e realizzata da Pixel e sì è collegata a Veronetta e lo spieghiamo qui.

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