Parte seconda delle critiche cinematografiche dei salmoni alla 26esima edizione del FFDL. Se anche tu sei nel trip Film Festival della Lessinia e vuoi raccontarci la tua esperienza scrivici.

Tra i film che abbiamo guardato:

 

LE VOYAGE DE YASHAR Sébastien de Monbrison / 30’ / Francia

Commento di Mattia

Il punto di partenza può essere come raccontare il reale, se si tratta di un’operazione fattibile, se è possibile farlo per immagini.
Il regista Sébastien de Monbrison nasce antropologo e trasferisce poi la sua conoscenza nella settima arte. Questo dettaglio crea un filo sottile che lega il racconto “interpretato” al racconto “non-raccontanto”, troppe volte muto, di chi intraprende un viaggio di questo tipo, forse senza meta, certamente senza ritorno. La strada dietro il protagonista è nebulosa, una coltre di fumo perseguita Yashar ad ogni passo. Solo il finale, vissuto come sconfitta e liberazione, apre uno spiraglio tra le nubi.
Che valore dare alla testimonianza indiretta? Che mano bisogna adottare per raccontare la vita, per quanto il mosaico di una vita possa generare un’immagine? Il rischio, il confine sul quale si muove l’opera è sempre quello di spersonalizzare la vita nella forma del decalogo, fare del reale un’irreale attraverso la didascalia. Le scelte registiche, tra campi larghi e primi piani sugli sguardi, forse salvano un’empatia del racconto insieme ad un’attenzione antropologica, non antropocentrica, non sempre. Una storia di confine per un’opera sul confine.

 

 

Qu’importe si les bêtes meurent / Che importa se le capre muoiono/ 23′ / Francia, Marocco

Commento di Laura

Abdellah vuole soltanto comprare del grano per le sue capre. Forte è lo sconcerto quando ad attenderlo trova il villaggio deserto e la notizia, incredibile e angosciante, che tutti sono fuggiti per rifugiarsi nella moschea. Un pericolo incombe: creature sconosciute sono apparse come luci nel cielo. Incredulo inizia una fuga disperata, per ritornare dal padre nelle montagne. Solo, affannato e in preda al terrore, inerpicandosi al buio su ripidi sentieri comincia a dubitare della propria fede: “E se non fossimo soli? E se ogni certezza che abbiamo, qui sulla Terra, si scoprisse essere falsa?”.

23 minuti col fiato sospeso, in cui la paura dell’ignoto prende vita, vivida e concreta, tra paesaggi aspri e luci dal cielo che si avvicinano inesorabili.

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