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pastaporto

Cos’eri prima del viaggio e cosa sei dopo. Non cosa metti in valigia per andare ma cosa ci metti tornando. l viaggio come apertura mentale, fucina di idee e stimolo al cambiamento. Pastaporto è una finestra su Verona, da cui potrai parlare direttamente alla città di cambiamento, indicare la via, arricchirla della tua esperienza. Perché chi viaggia e poi torna, è e deve essere gli occhi della propria città sul mondo.

Questa rubrica è offerta da Lazzarini Pneusservice srl.

Carlo Marini

Parigi

Il vantaggio di avere una fidanzata girovaga è poterla andare a trovare vivendo alcune settimane all’anno in una diversa città, il che non ti permette di viverne l’atmosfera in tutto e per tutto ma di fartici un’idea quasi precisa quello sì. La fidanzata in questione (almeno finora) è la mia, e la città in questione è Parigi. E’ quasi scontato mettersi qui ora a scrivere della piramide del Louvre, della Tour, di Notre Dame e degli Champs-Elysées (mi permetto solo di consigliare il parco di Buttes-Chaumont, i kebabbari ebraici di Rue des Rosiers e praticamente tutti i locali notturni di Rue de Lappe); così come sarebbe una perdita di tempo, e molto poco originale, raccontare la poesia dei boulevards al tramonto, mentre una canzone francese sta ballando in un bistrot, tra tavolini kir royal e cappotti alla moda.

Può sembrare un controsenso, ma ognuno di noi a Parigi c’è già stato senza muoversi di casa: che sia stato in un romanzo, nelle foto tutte uguali degli amici, o in qualche canzone sulla vie en rose, oppure in un film (da Midnight in Paris agli Aristogatti, fate voi) vale tutto, è un po’ come New York su questo, non lo sai ma la conosci già.

E sei fortunato a conoscerla, perché davvero a Parigi ogni centimetro emana bellezza con una concentrazione così folle di stile eleganza sogni e grandeur che non si trova in tanti altri posti del mondo, e perché la vita qui sembra una continua sfilata, e perché davvero citando senza vergogna il topino Ratatouille “Quale posto migliore di Parigi per sognare?” E ha ragione da vendere il topino, tutti sogniamo di vivere a Parigi, di vivere in un film.

Sarebbe bello, ma la Paris splendida e dorata ha anche un’altra faccia, come tutte le cose reali che purtroppo sogni non sono; è la faccia della grande illusione della Ville Lumière, la città dei fotografi e dei film, del sogno, fantastico finché rimane tale, ma è un sogno che c’ha ingannati un po’ tutti, ed è un sogno neanche tanto obiettivo perché è vero saran belli Montmartre e Saint Germain e il quartiere latino ma Parigi è anche immigrazione duramente emarginata, è Belleville (ci ho dormito una notte, tra l’adrenalinico e il surreale), è l’enorme banlieue dove i blocchi di case non hanno una piazza né un parco a dare loro identità, certificando solo quello che “non sono”. E’ forte davvero il contrasto, e più che la città in sé riguarda l’idealizzazione che di Parigi viene fatta ogni giorno, invitandoci ad amarne e sognarne un’immagine incompleta e parziale. Senza voler cercare un paragone con Verona che davvero non sta in piedi, a tutti noi malati da ricovero di esterofilia e di sindrome da erba del vicino non farebbe male un po’ di equilibrio, nei giudizi e anche nelle decisioni (specie adesso che di gente che deve far fagotto ce n’è tanta, e non sempre per sfizio o voglia di avventura). Perché una scelta radicale come quella di una nuova città, o ancor più eroicamente di restare nella vecchia, sarebbe bene farla liberi da giudizi superficiali, e col bagaglio a mano pieno di sogni che siano nostri per davvero, e non derivati da qualche foto di baci in bianco e nero all’Hotel de Ville.

Così ci sarà chi rimarrà nella città dove è nato, chi finirà in quella che si è scelto, chi dove la vita l’ha portato per amore o per soldi o solo per caso. Io sinceramente in che città potrei andare a finire ancora non lo so. E tu?

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