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“Al Carroarmato non si sparano cannonate, ma gioia e socialità”. In un magnifico locale del milletrecento, da più un quarto di secolo l’osteria Al Carroarmato propone la cucina tipica veronese a cittadini e turisti curiosi. Qual è il segreto dell’attività? L’autenticità.

Da quant è aperto il Carroarmato? È sempre stato qui?

Questa edizione di Carroarmato nasce il 4 giugno 1988: l’anno scorso abbiamo festeggiato 30 anni di attività. Sempre qui in vicolo Gatto. Il locale è del XIV secolo, lavoriamo quindi all’interno di una storia molto profonda.

Ma dunque prima dell’88 c’era già un’osteria?

L’osteria da cui abbiamo preso il nome è nata qui nel 1920, chiusa nel 1954. L’aveva aperta un carrista: amava l’arma ed ha scelto questo nome. È diventata poi un magazzino per molti anni ed infine è rimasta sfitta. Sapendo dell’antica osteria, volevamo restituire a questo luogo la sua vocazione aggregativa: l’idea era di porre come protagonista il vino. Abbiamo deciso di mantenere il nome dell’osteria originale -nonostante all’inizio mi facesse accapponare la pelle- ed abbiamo commissionato alla fonderia Brustolin la costruzione di questo magnifico carro armato di Leonardo. È diventato il simbolo della nostra osteria.

Come si compone la vostra clientela? Veronesi e turisti?

Io li considero tutti clienti: qualsiasi persona che entra al Carro Armato è per me una persona che va seguita ed accompagnata all’interno del percorso della nostra proposta e dei suoi desideri. C’è il veronese che non è mai venuto qui, il veronese che frequenta le nostre quattro mura ed il turista.

La cucina veronese non è molto conosciuta in Italia. I tuoi clienti sono per lo più persone che vengono a cercare i piatti tipici veronesi o persone che entrando qui scoprono la nostra cucina?

La cucina veronese non è una cucina ampia: a parte i due piatti tipici, la pearà e la pastissada de caval, ci sono poi cucine locali come quella del lago di Garda o delle basse veronesi. In generale chi entra al Carro Armato cerca l’autenticità: ai miei clienti propongo i piatti tradizionali della città, tutto il resto fa parte della tradizione della mia famiglia.

Qui al CarroArmato negli anni avete proposto anche proiezioni, concerti, spettacoli?

Si, negli anni abbiamo ospitato degli eventi meravigliosi. Dall’89 abbiamo proposto musica per oltre 15 anni: abbiamo ospitato il primo seminario di Barry Harris di interpretazione jazz, quella sera c’erano qui più di 40 jazzisti da tutta Europa. Ancora mi emoziono quando ripenso alla bellezza di quegli eventi!

Secondo lei c’è spazio oggi per una ricerca culinaria come la vostra, legata al territorio ed alle tradizioni? C’è ottimismo verso il futuro?

No, non sono ottimista verso il futuro. Siamo nell’epoca dei fast food: il cliente cerca qualcosa di veloce, qualcosa che trova in tutto il mondo. Non è interessato a curiosare, perchè la curiosità comporta tempo e purtroppo oggi viviamo troppo velocemente. All’opposto, chi viene al carro armato sa che deve parcheggiare fuori dal centro, passeggiare fino a qui, sedersi a tavola e mangiare con tranquillità: è un’esperienza molto diversa.

Penso che siano scelte politiche: ad un bivio bisogna sempre scegliere quale strada intraprendere, se quella dell’interesse immediato, delle grandi compagnie o invece quella di dare la possibilità all’ospite di godere veramente della città, non solamente di ‘passarci’.

Un’ultima domanda: c’è un episodio curioso, un aneddoto particolare che è accaduto qui al Carro Armato?

In trent’anni di attività di aneddoti ce ne sono una montagna! Di sicuro almeno una generazione intera ha scambiato socialità ed incontri all’interno dell’osteria: studenti, lavoratori, cittadini, turisti che hanno aneddoti ed emozioni legate a questo luogo. Ho avuto la fortuna di condividere con loro il lungo percorso di Carro Armato.

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