PRIMA DI RIPARTIRE

Il tempo si è improvvisamente fermato
e lo spazio, svuotato dalla gente e dai suoi riti,
appare immenso, smagliante di luce, dei marmi lucidi delle
piazze vuote in cui un passo risuona di un’eco mai sentita.
Angoli e scorci romani, medievali e scaligeri si sovrappongono e si rimbalzano, riappropriandosi di un dismesso ruolo di protagonismo assoluto, indisturbato, consapevoli di nuovo della certezza della propria indifferente sopravvivenza allo scorrere dei millenni, della loro eternità a dispetto delle vicende umane.
Guardiamo dalle finestre questo scenario surreale così, come si guarda un film, che ci lascia col fiato sospeso e di cui ignoriamo il finale.
Ci sentiamo, dopo tanto tempo, tutti uguali.
Dopo un tempo inimmaginabile, forse troppo lontano per ricordarne il significato, quello raccontato dai nonni e dai genitori, in cui scendevano correndo nelle cantine al suono delle sirene che annunciavano i bombardamenti aerei, siamo tutti anacronisticamente simili e tutti investiti di un compito: quello di proteggere l’altro per proteggere se stessi, quello di nuotare insieme, in quella stessa acqua, nella stessa corrente perché solo da quel verso troveremo lo sbocco.
Poi il tempo ricomincerà a scorrere e le piazze cristallizzate si ripopoleranno… Ma lentamente, e questa nuova lentezza sarà forse tutto ciò che avremo avuto in cambio dopo questa prova, ma è un dono importante di cui, con saggezza, non dovremmo disfarci.

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testo di Ginevra Gadioli
foto di Alessandro D’Emilia (scattate il 25 Aprile 2020, Verona)

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